Alternative Music

Scritto da Lollodj Lunedì, 11 Giugno , 2007 alle 15:16

Alternative rock, mai nella vita due parole mi hanno provocato sentimenti tanto contrastanti come alternative Rock.
Ogni decennio è caratterizzato da uno stile musicale, d’accordo, ma la musica degli anni 90 aveva qualcosa di particolare, qualcosa che fu frettolosamente descritto con questa grande ma vuota parola, “alternative”.
Alternativo poi a cosa, in fondo nessuno lo ha mai capito.
Io avrei utilizzato una espressione molto più semplice e diretta: musica intelligente, o ancora più semplicemente, bella.
Musica che affondava le radici nelle ceneri del punk americano, morto di fatto già nel 1982, ma che contaminò come un fall out radioattivo tutta la nascente scena underground, che, esaurita la furia politica ed iconoclasta tipica soprattutto del punk californiano, continuò a svilupparne le tematiche nichiliste, l’estetica controcorrente e l’attitudine all’autoproduzione e al controllo creativo totale sul prodotto finale, anche a discapito di un maggior successo commerciale.
Erano gli anni del post punk, degli eterei Pixies, dei pesantissimi e monumentali Melvins, dei carismatici Sonic Youth, degli sperimentali Dinosaurs Jr, relegati ai circuiti uderground di appassionati e alle college radio, mentre sui grandi network, su MTV, e nelle arene, si consumavano gli ultimi patetici eccessi dell’hair metal, dei fuseaux rosa, del glam più ridicolo e ormai ridotto a un circo burlesque.
Fu un ragazzino biondo (e dannatamente figo) cresciuto nei dintorni di Seattle a cambiare la storia.
Amico di lunga data dei Melvins, cresciuto nella Seattle della crisi economica e delle disillusioni, Kurt Cobain riversò come moltissimi adolescenti nel mondo, la sua rabbia in musica, cercando di scrivere canzoni che avessero “la melodia dei Pixies e l’energia dei Ramones” (come ebbe modo di dire più tardi), creando i Nirvana.
Dopo qualche demo e l’album Bleach prodotto dalla Sub Pop (ancora oggi etichetta culto di Seattle), nel 1991 Kurt e soci vennero arruolati dalla Geffen (che insieme ad altre major teneva d’occhio da tempo la scena), pronti a lanciare l’album Nevermind.
Dirà il sig. Geffen in persona, qualche mese prima: “prevediamo che l’album venda come l’ultimo dei Sonic Youth: 200.000 copie sarà un buon risultato, 300.000 un successo”.
L’album venderà, in pochi mesi, 21 milioni di copie.

Quello che accadde in quei mesi lontani fu straordinario, tanto da rendere straordinario l’intero decennio; una intera generazione di capelli cotonati, spandex, glam, coretti ed eccessi, cessò semplicemente di esistere.
Forse il pubblico aprì finalmente gli occhi e vide la tristezza e lo squallore di quel mondo, dopo che per anni era stato indottrinato a farselo piacere, a fingere credere che quello fosse il migliore dei mondi possibili.
E invece no, purtroppo questo mondo è ben lungi dall’essere perfetto, e quei nuovi gruppi, quegli artisti in anfibi e camicioni a quadri, cominciarono semplicemente a dircelo, a gridarcelo.
I gruppi alternative cantavano di sentimenti profondi, di amicizia vera, di dolore, di illusioni e fallimenti, di amore, tradimenti, nichilismo totale, frustrazioni esistenziali, scarsa fiducia nel futuro, vuoto completo di significato dell’esistenza, rabbia troppo a lungo repressa.
Molti gruppi vennero tirati fuori dall’anonimato, si coniò il termine grunge (su cui torneremo), le radio commerciali si riempiono di Pearl Jam, Smashing Pumpkins, Radiohead, Stone Temple Pilots, Alice in Chains.
Erano gli anni del Lollapalooza e del Warped tour, si tornò a parlare di musica colta, di profondità dei testi, di impegno sociale e politico, di vivere veramente il proprio spessore artistico senza finzioni o recite.
C’era in giro insomma un sacco di gran bella musica, per chi amava il rock ovviamente (per gli altri c’erano i Take That), che si chiamasse poi alternative, indie, grunge o post punk o post rock o post qualunque-cosa-vi-venga-in-mente non mi interessava un gran che, anche perché continuare a chiamare “alternative” o “underground” gruppi da 10 milioni di copie vendute e tour mondiali cominciava a essere ridicolo, al di la delle facili etichette da scaffale del supermercato.
In realtà la maggior parte dei gruppi realmente alternativi restarono nell’ombra in cui si trovavano nel 1989, magari felici di vendere qualche copia in più ma senza la necessità di diventare star mondiali.
Dopo il grunge e la tragica fucilata che ne decretò la fine, venne il momento di gruppi meno nichilisti ma ugualmente validi, dai Therapy? ai Girls vs. Boys, dai Green Day (si, anche loro!) agli Screaming Trees, dalle L7 ai Foo Fighters.

Come spesso accade a ogni ricambio generazionale, ben pochi di loro superarono vivi il decennio, umiliati ora anche da un revival anni 80 che oramai sfiora lo squallore, mentre il pop disimpegnato ha ripreso possesso delle charts e dei palinsesti radiotelevisivi.
Di loro mi restano tanti ottimi album che occupano la maggior parte del mio armadio porta cd, e canzoni stupende cui ho legato momenti bellissimi e intensi.
Questo fa la differenza, emozioni non convenzionali vissute grazie a un momento magico, unico, della musica e della cultura rock, che per un attimo, un breve attimo come negli anni70, sembrò prendere il sopravvento su quella pop.

Per intenderci, dalla fine degli anni 90 gli Stati Uniti hanno smesso di produrre musica accettabile, parlo specialmente del rock, e se si escludono pochi casi isolati, sono comunque ormai incapaci di organizzare una vera scena.
Il rock è tornato ad essere british, seguendo un unico ininterrotto flusso che va dai Beatles agli Artic Monkeys, e che negli anni 90 aveva i volti e le frangette di due fratelli di Manchester… ma questa è una storia che racconteremo la prossima volta.


Come, as you are. As you were.
As I want you to be. As a friend.
As a friend. As an old enemy. Take your time.
Hurry up. The choice is yours. Don’t be late.
Take a rest. As a friend. As a old memory, memory, memory, memory…”Come as you are”, Nirvana


La musica ha seguito un’evoluzione sostanzialmente senza spessore negli ultimi 50 anni. La gente arriva, fa qualcosa di veramente figo e diverso, tutti li copiano, l’originale viene diluito, distorto, ed infine ciò che è diluito nella maggior parte dei casi ottiene più successo di ciò da cui è derivato. Ed io in un certo senso pensavo che la scena alternativa sarebbe stata diversa: pensavamo ‘Il mondo nuovo!’. Per questo è una strana sensazione competere con gli imitatori. Non era sempre facile competere con i Nirvana, e certamente non era una gran cosa vivere nella loro ombra a quel tempo. Ma almeno c’era di che sentirsi onorati. Noi abbiamo sempre rispettato l’idea che fossero una grande band, come anche i Pearl Jam.Billy Corgan

“1979″, Smashing Pumpkins



“Old friend”, Rancid

Categorie: musica e suoni

4 commenti

Pingback di addio ai persiana jones

Made Giovedì, 27 of Settembre , 2007 at 13:17

[…] dopo, decisamente più seri dopo la svolta ska e l’accorciamento del nome, girare i festival “alternativi” del Piemonte, del nord, d’Italia, e diventare uno dei gruppi ska più importanti del paese. Mi […]

Commento di Charmless Man

Made Mercoledì, 19 of Marzo , 2008 at 03:35

Raccontacela presto la storia dei due fratelli mancuniani con frangette al seguito…britpop rules

Commento di Emilio

Made Lunedì, 28 of Aprile , 2008 at 23:10

Ho trovato il tuo articolo molto bello, come del resto tutto il sito e mi rammarico di averlo scoperto solo ora. Anch’io appassionato di musica e anni 90 , ho da poco un blog e volevo chiederti il permesso di postare questo tuo articolo.
Grazie, emilio.

Commento di La Vale Isotonica e L'Umor Vitreo

Made Martedì, 20 of Maggio , 2008 at 19:22

mamma mia quanto è bello questo sito!!complimenti.

sono capitata qua per sbaglio perchè stavo cercando disperatamente una canzone che CREDO che sia degli anni 90…ma il problema è che non ricordo nè il nome del gruppo nè il titolo!! può sembrare scemo se lo scrivo ma ricordo solo che nel ritornello diceva una cosa tipo BEAUTIFUL WOOORLLDD (parole a caso°_°)e poi faceva LA LA LALALAAAA e il tizio che cantava aveva una voce un pò nasale.___. il genere era una sottospecie di pop-rock……era molto allegra come canzone…..non sono nemmeno sicura che sia proprio degli anni novanta ma ricordo che è vecchiotta…sto avendo una crisi esistenziale per questa canzone aiutatemi XD
grazie*__*

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