Scritto da admin Venerdì, 31 Agosto , 2007 alle 13:06
Confesso che queste iniziative molto autoreferenziali (uh, l’autoreferenzialità dei blog, occhio che è un argomento delicato) non mi sono mai piaciute, tipo i blog che parlano dei blog e che stilano la classifica dei blog che piacciono ai blogger…
Però stavolta ci sto, e ci sto perchè l’anima del blog, inteso come media, è la diffusione virale data dal passaparola.
Si, ci sono gli aggregatori e i motori di ricerca dedicati ma parliamoci chiaro: I blog si scoprono grazie alla dritta di un amico o saltando di blogroll in blogroll, perchè se ci si fida di un blogger ci si fida anche dei blog che legge!
Ed ecco quindi i miei cinque consigli:
Triste mondo malato, blog della Fran (c’è qualche rapporto con la Fran di Uccidi un grissino…?), blog divertente e ben curato. Grandissimi i disegni.
Un blog polemico, lo seguo da poco, dalle playlist che pubblica direi che come me ama gli anno 90′… spero diventeremo amici.
Opera Bouffe, un blog sulla musica classica, ma non solo… originale, non c’è che dire, e dall’ottima veste grafica.
Il Cattomoderasta, il nome più buffo della blogosfera, divertente e pungente. Lo seguo da pochissimo e mi sembra carino, vediamo…
Causa Crisi, scrive in modo strano, a me piace un sacco, è riuscita a farmi commuovere descrivendo quel cono infuocato per stappare le orecchie…
La laurea nel cesso, lavorare in Italia, meglio imparare a palleggiare che conoscere la consecutio temporum… è inattivo da luglio, spero si riattivino in fretta perchè c’è bisogno di un blog come quello (e poi si, perchè mi ha lasciato il primo commento, sono un viscido paraculo e lo ammetto, contenti? ).
AGGIORNAMENTO: Quelli della Laurea nel cesso sono tornati, per fortuna…
Scritto da Lollodj Martedì, 28 Agosto , 2007 alle 00:15
Se esiste un fenomeno pop assolutamente contemporaneo e figlio, questo davvero, della nostra epoca, è il videogioco.
Chiedo subito scusa alle fanciulle per l’argomento scacciafighe di oggi, prometto di non dilungarmi in tecnicismi esasperati, ma se gli anni 70 furono la preistoria del videogaming e gli 80 il periodo aureo dell’arcade, negli anni 90’ il videogioco assunse lo status di arte in cui confluirono, nel bene e nel male, grafica, design, tecnologia, musica e sceneggiatura, tanto da arrivare ormai ad ispirare direttamente il cinema.
Scusatemi se è poco.
E scusatemi quindi se in questo blog parlerò anche di videogiochi, di quei videogiochi che hanno fatto cultura e costume e che hanno segnato e modificato il nostro modo di intendere quello che fino ad allora era un passatempo per ragazzini.
C’è un gioco in particolare che ha avuto decine (centinaia?) di citazioni in canzoni e film, che è stato premiato come il gioco più influente di sempre, che ha avuto due seguiti, che ha generato quattro libri, un fumetto, un gioco da tavolo e un film:
Si lo so che a molti di voi maschietti, solo a leggerne il nome ed a vederne il logo, tornano alla mente notti intere passate dentro labirinti apocalittici a fare a pezzi demoni e zombie visti dalla fantastica prospettiva del protagonista, cosa che unita alla veloce dinamica del gioco, dava al tutto un tocco di realismo impressionante.
Se oggi giocate ancora felicemente ad Halo 2, è grazie a Doom. Ma andiamo con ordine.
Tutto nasce da un’idea del geniale John Carmak, programmatore e fondatore insieme a John Romero della id (il minuscolo è corretto), piccola software house che nel 1992 rilasciò con licenza shareware il mitico Wolfenstein 3D (seguito di un ingenuo e agghiacciante Castle Wolfenstein del 1982), semplice sparatutto tridimensionale (un 3D finto, ottenuto applicando linee prospettiche a una antiquata grafica bitmap) che però sconvolse tutti i canoni conosciuti fino allora: il giocatore vedeva attraverso gli occhi del protagonista, vedeva i nemici nascondersi dietro alle colonne, puntare le armi e lanciarsi alla carica, una vera rivoluzione nel gameplay e nel realismo di gioco. Erano gli anni degli Intel 286 con 640 Kb di memoria e hard disk da 12 Mega (roba che oggi sta dentro a una calcolatrice), la potenza di calcolo era quella che era e il team della id decise di puntare tutto sulla velocità e sulla dinamicità dell’azione sacrificando così la grafica che oggi ci appare demenziale.
Ma fu proprio quella la chiave del successo, un gioco che univa la velocità di uno shot’em up (sparatutto) alla complessità di un’avventura, tutto da quell’originale punto di vista.
Inoltre l’idea di rilasciare gratuitamente il primo dei tre episodi ne permise una diffusione mondiale rapidissima, creando una fortissima richiesta di nuovi titoli.
Con lo stesso motore grafico di Wolf 3D ma con una maggiore potenza di calcolo a disposizione grazie all’uscita del processore 386, del coprocessore matematico e delle prime schede video decenti, nel 1993 la id Software rilasciò tramite la Apogee un gioco dal nome semplice e breve, il nostro Doom.
Nei panni di un marine spaziale infiltratosi in una installazione infestata nientemeno che da demoni dell’inferno, il giocatore si trovava ad affrontare mostri allucinanti di ogni forma e dimensione, utilizzando armi via via sempre più potenti (compresa la preferita di tutti i veri doomers, la mitica motosega!), tra spruzzi di sangue alieno, ruggiti, rompicapi e la dannata paura che dietro la prossima porta, dietro il prossimo muro, si nascondesse qualcosa di troppo grosso per i mio fucile al plasma.
Stavolta i dettagli della grafica erano impressionanti (per gli standard dell’epoca ovviamente), i livelli labirintici e claustriofobici, tutto il gioco era pervaso da atmosfere horror splatter che avrebbero fatto scuola (vi dice niente, per dirne uno a caso, Silent Hill?).
Un altra importante innovazione introdotta con questo titolo fu il gioco in rete, la possibilità cioè di giocare in cooperazione con altri giocatori collegati via ethernet, o di sfidare un vostro amico in una sfida uno conto uno… vi dice niente il termine Deathmatch? Lo hanno inventato proprio per Doom (anche l’acronimo fps first person shooter, sparatutto in prima persona fu coniato con lui). La possibilità di sfidare un avversario umano, dotato quindi di una intelligenza imprevedibile (all’epoca i mostri seguivano poche e semplici regole, tipo girare in tondo in una stanza…), in scenari sempre nuovi e diversi fu l’altra chiave del successo del gioco.
Oggi i giochi hanno raggiunto livelli di grafica e realismo impressionanti, costano milioni di dollari e vengono lanciati a hollywood come fossero film, eppure il buon vecchio doom esercita su milioni di fan un fascino difficile da spiegare.
E a proposito, se durante la lettura vi fosse venuta la voglia di riprovare fare a pezzi qualcuno (sullo schermo si intende), o se per caso non lo avete mai provato, qui trovate tutto il materiale shareware del primo Doom (il primo episodio gratuito, le musiche, gli effetti sonori, i mostri), mentre qui trovate il fumetto (!!!) e altre informazioni varie.
Io vado a farmi due livelli a Gears o War, buona notte…
Dal film Doom, la divertente scena girata in prima persona come il gioco, gli unici 4 minuti decenti del film. Intorno al terzo minuto prende la motosega, ne vale la pena!
Un dei tanti video caricati su Youtube che mostra alcune parti del gioco (la musica ovviamente non è quella originale)
Scritto da Lollodj Martedì, 21 Agosto , 2007 alle 16:49
Ritornare in ufficio sotto questa pioggia fredda (il Piemonte fa proprio schifo!), dopo 10 giorni di sole nella penisola iberica, non è decisamente salubre per il mio malconcio umore, ed il titolo di una delle più belle canzoni di Moby credo renda benissimo il mio stato d’animo.
I sintomi li conosco bene ormai: apatia, sonno, e questa stramaledetta malinconia decadente che forse non riuscirò mai più a scacciare.
Ma passerà, in fondo passa sempre, intanto mi restano i ricordi delle slendide spiaggie del Portogallo (se vi capita lasciate perdere l’inflazionata Spagna e fate una capatina in Algarve, ne vale la pena!) in compagnia dei migliori amici possibili.
Non mi resta che pensare a noi, ai nostri anni 90, ai commenti che, lentamente, continuano ad arrivare carichi di complimenti e che mi fanno ben sperare per il futuro di questa creatura che continuo a coccolare in stadio di beta.
E mi converrà svezzarla in fretta perchè ci aspetta un autunno caldissimo.
Nelle ultime settimane sono infatti usciti i nuovi lavori di Smashing Pumkins, Chemical Brothers, Korn (mediocre), Bjork (qualche mese fa a dire il vero), mentre sono in arrivo nei prossimi mesi i nuovi lavori di No Doubt (di nuovo insieme a Gwen Stefani), Moby, Fugeese, E.E.L.S.T, Foo Fighters, Radiohead, Blur, Oasis, senza contare il live-dvd dei Daft Punk, il tour di Kula Shaker e Spice Girls, il disco solista di Eddie Vedder…
E questo solo per la musica, senza contare tutto il resto.
Comincio seriamente a pensare di cercare collaboratori!
Scritto da Lollodj Martedì, 7 Agosto , 2007 alle 16:38
Wired mi ricorda che era il 7 (ma qualcuno dice il 6) agosto del 1991 quando il matematico Tim Berners-Lee mise on line la prima pagina web scritta in HTML.
Ovvio che la rete esisteva già da qualche anno, ma si navigava a righe di comando, si leggeva la posta tramite comandi come GET, LIST, TELNET, roba da archeologia insomma.
Nella mia To Do list c’è un bel post sulla rivoluzione informatica degli anni 90′, di roba da scrivere tra Win95 Imac e Internet ce n’è parecchia e con un pò di calma il post vedrà la luce in autunno, ora è tempo di vacanze.
Al rientro vedrò anche di sistemare definitivamente la grafica, di fare un planning dei futuri post e di rendere il tutto più coerente e omogeneo… insomma è ora di farlo partire sul serio questo blog!
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.