DOOM

Scritto da Lollodj Martedì, 28 Agosto , 2007 alle 00:15

Se esiste un fenomeno pop assolutamente contemporaneo e figlio, questo davvero, della nostra epoca, è il videogioco.

 

Chiedo subito scusa alle fanciulle per l’argomento scacciafighe di oggi, prometto di non dilungarmi in tecnicismi esasperati, ma se gli anni 70 furono la preistoria del videogaming e gli 80 il periodo aureo dell’arcade, negli anni 90’ il videogioco assunse lo status di arte in cui confluirono, nel bene e nel male, grafica, design, tecnologia, musica e sceneggiatura, tanto da arrivare ormai ad ispirare direttamente il cinema.

Scusatemi se è poco.

 

E scusatemi quindi se in questo blog parlerò anche di videogiochi, di quei videogiochi che hanno fatto cultura e costume e che hanno segnato e modificato il nostro modo di intendere quello che fino ad allora era un passatempo per ragazzini.

 

C’è un gioco in particolare che ha avuto decine (centinaia?) di citazioni in canzoni e film, che è stato premiato come il gioco più influente di sempre, che ha avuto due seguiti, che ha generato quattro libri, un fumetto, un gioco da tavolo e un film:doom-logo.jpg

 

Si lo so che a molti di voi maschietti, solo a leggerne il nome ed a vederne il logo, tornano alla mente notti intere passate dentro labirinti apocalittici a fare a pezzi demoni e zombie visti dalla fantastica prospettiva del protagonista, cosa che unita alla veloce dinamica del gioco, dava al tutto un tocco di realismo impressionante.

Se oggi giocate ancora felicemente ad Halo 2, è grazie a Doom. Ma andiamo con ordine.

 

Tutto nasce da un’idea del geniale John Carmak, programmatore e fondatore insieme a John Romero della id (il minuscolo è corretto), piccola software house che nel 1992 rilasciò con licenza shareware il mitico Wolfenstein 3D (seguito di un ingenuo e agghiacciante Castle Wolfenstein del 1982), semplice sparatutto tridimensionale (un 3D finto, ottenuto applicando linee prospettiche a una antiquata grafica bitmap) che però sconvolse tutti i canoni conosciuti fino allora: il giocatore vedeva attraverso gli occhi del protagonista, vedeva i nemici nascondersi dietro alle colonne, puntare le armi e lanciarsi alla carica, una vera rivoluzione nel gameplay e nel realismo di gioco. Erano gli anni degli Intel 286 con 640 Kb di memoria e hard disk da 12 Mega (roba che oggi sta dentro a una calcolatrice), la potenza di calcolo era quella che era e il team della id decise di puntare tutto sulla velocità e sulla dinamicità dell’azione sacrificando così la grafica che oggi ci appare demenziale.

Ma fu proprio quella la chiave del successo, un gioco che univa la velocità di uno shot’em up (sparatutto) alla complessità di un’avventura, tutto da quell’originale punto di vista.

Inoltre l’idea di rilasciare gratuitamente il primo dei tre episodi ne permise una diffusione mondiale rapidissima, creando una fortissima richiesta di nuovi titoli.

 

Con lo stesso motore grafico di Wolf 3D ma con una maggiore potenza di calcolo a disposizione grazie all’uscita del processore 386, del coprocessore matematico e delle prime schede video decenti, nel 1993 la id Software rilasciò tramite la Apogee un gioco dal nome semplice e breve, il nostro Doom.

Nei panni di un marine spaziale infiltratosi in una installazione infestata nientemeno che da demoni dell’inferno, il giocatore si trovava ad affrontare mostri allucinanti di ogni forma e dimensione, utilizzando armi via via sempre più potenti (compresa la preferita di tutti i veri doomers, la mitica motosega!), tra spruzzi di sangue alieno, ruggiti, rompicapi e la dannata paura che dietro la prossima porta, dietro il prossimo muro, si nascondesse qualcosa di troppo grosso per i mio fucile al plasma.

Stavolta i dettagli della grafica erano impressionanti (per gli standard dell’epoca ovviamente), i livelli labirintici e claustriofobici, tutto il gioco era pervaso da atmosfere horror splatter che avrebbero fatto scuola (vi dice niente, per dirne uno a caso, Silent Hill?).

 

Un altra importante innovazione introdotta con questo titolo fu il gioco in rete, la possibilità cioè di giocare in cooperazione con altri giocatori collegati via ethernet, o di sfidare un vostro amico in una sfida uno conto uno… vi dice niente il termine Deathmatch? Lo hanno inventato proprio per Doom (anche l’acronimo fps first person shooter, sparatutto in prima persona fu coniato con lui). La possibilità di sfidare un avversario umano, dotato quindi di una intelligenza imprevedibile (all’epoca i mostri seguivano poche e semplici regole, tipo girare in tondo in una stanza…), in scenari sempre nuovi e diversi fu l’altra chiave del successo del gioco.

 

Oggi i giochi hanno raggiunto livelli di grafica e realismo impressionanti, costano milioni di dollari e vengono lanciati a hollywood come fossero film, eppure il buon vecchio doom esercita su milioni di fan un fascino difficile da spiegare.

 

E a proposito, se durante la lettura vi fosse venuta la voglia di riprovare fare a pezzi qualcuno (sullo schermo si intende), o se per caso non lo avete mai provato, qui trovate tutto il materiale shareware del primo Doom (il primo episodio gratuito, le musiche, gli effetti sonori, i mostri), mentre qui trovate il fumetto (!!!) e altre informazioni varie.

 

Io vado a farmi due livelli a Gears o War, buona notte…

 

Dal film Doom, la divertente scena girata in prima persona come il gioco, gli unici 4 minuti decenti del film. Intorno al terzo minuto prende la motosega, ne vale la pena!

 

Un dei tanti video caricati su Youtube che mostra alcune parti del gioco (la musica ovviamente non è quella originale)

 

Il finale di Wolf 3d

 

Categorie: Videogiochi, robe da nerds

5 commenti

Commento di mimmo

Made Giovedì, 30 of Agosto , 2007 at 14:19

gli sparatutto non sono mai stati molto giocati dal sottoscritto…l’unico che mi ha appassionato è stato Duke Nukem 3D…mitico!!!!

Adoro invece il genere delle piattaforme (Rayman e Crash Bandycoot) e alcuni giochi di ruolo (final fantasy in primis!!!).

Commento di Lollodj

Made Giovedì, 30 of Agosto , 2007 at 14:51

Grande Duke Nukem 3D, la stessa dinamica di Doom condita da gag trash e umorismo nero!!!
L’unica avventura che invece ho mai giocato è stata The Secret of Monkey Island I e II (quindi fanno due), un vero e proprio mito cui dedicherò un post più avanti e che ha palesemente ispirato I Pirati dei Caraibi.

Commento di swa

Made Martedì, 25 of Settembre , 2007 at 21:53

fantastico doom! quante notti insonni ho passato a giocarci… tanto la mattina mi svegliavo a mezzogiorno.
bei tempi.

Commento di aquatarkus

Made Sabato, 29 of Settembre , 2007 at 22:20

Se penso a tutte le “doomeniche” passate aq giocare a turno con l’unico pc decente del gruppo. Ricordo ancora il momento fatidico quando si scoprì il livello segreto a forma di stella. Momenti inenarrabili e impossibili da spiegare alla maggior parte degli umani.

Commento di aquatarkus

Made Sabato, 29 of Settembre , 2007 at 22:21

p.s. ti attendo al varco su monkey island

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