Scritto da Lollodj Sabato, 29 Settembre , 2007 alle 17:46
Indovinate un pò chi ha appena compiuto gli anni? Nel settembre 1997 nasceva ufficialmente Google, il motore di ricerca che ha cambiato le nostre vite. Esagero? No, chi mastica di reti sa che è così, il rivoluzionario sistema di indicizzazione delle pagine di Google ha spazzato via gli antiquati sistemi usati fino allora da Webcrawler, o le pesanti pagine dei portali tipo Altavista o Yahoo.
Tutto nasce dentro l’università di Stanford, dalle menti geniali di due studenti, Larry Page e Sergey Brin, che si chiesero come migliorare i sistemi di indicizzazione dei motori di ricerca classici. A quei tempi infatti i motori usavano metodi empirici per decidere il “ranking” (il posizionamento dei risultati), o addirittura chiedevano soldi per far salire di posizione un sito. I due studenti invece elaborarono questa semplice formula:
PR(A) = (1-d) + d (PR(T1)/C(T1) + … + PR(Tn)/C(Tn))
Che cosa questa formula voglia dire, lo potete scoprire su questo sito (grazie al bravo Paolo Attivissimo per everlo segnalato) che conserva non solo le foto dei primi rudimentali server e una semplice spiegazione tecnica di come Google è nato e si è sviluppato, ma anche le prime pagine del motore di ricerca, persino di quando si chiamava BackRub.
Ecco la foto di gruppo dei server nell’università di Stanford, 1997
Mentre questi sono i due pc su cui girava il primo algoritmo di ricerca
Se invece volete vedere l’aspetto di google prima del 1997, guardate qui.
Oggi google è un impero da 12.000 dipendenti e 7 miliardi di dollari di fatturato, offre decine di servizi e sta valutando l’idea di quotarsi in borsa per portare il proprio capitale a 12 miliardi di dollari. Ulteriori informazioni sull’impero Google le trovate su wikipedia.
Scritto da Lollodj Martedì, 25 Settembre , 2007 alle 15:46
Ci sono notizie che passano inspiegabilmente sotto silenzio, che non fanno rumore, di cui non ti accorgi finché non ci sbatti il naso contro. Sei li che cazzeggi su un sito di news musicali, ti spulci l’archivio e una notizia, ormai vecchia – diciamo di fine luglio – ti prende come un pugno nello stomaco: I Persiana Jones si sono sciolti, alla fine del tour d’addio terminato proprio in questi giorni. Si lo so che non è una di quelle notizie che cambiano la vita del paese, ma i Persiana Jones erano piemontesi come me, di qui vicino.
Ricordo qualche loro concerto a Vercelli quando ancora si chiamavano “Persiana Jones e le Tapparelle Maledette” e facevano una specie di rock demenziale. Me li ricordo anni dopo, decisamente più seri dopo la svolta ska e l’accorciamento del nome, girare i festival “alternativi” del Piemonte, del nord, d’Italia, e diventare uno dei gruppi ska più importanti del paese. Mi ricordo Puerto Hurraco e l’incredibile singolo “Tremarella” (che l’avessero fatta i Green Day rimaneva in classifica dieci anni!) che ho ballato quante volte? 100, 200, non ricordo. Me li ricordo in piazza a Vercelli, quando l’amministrazione di sinistra si sforzava di portare in città musica “diversa” (è tutto finito, ora a Vercelli ci vengono Finley e Max Pezzali), suonare davanti a 30 persone (ecco perché in fondo i vercellesi si meritano la merda che hanno).
Si erano formati a Rivarolo Canavese, poco sopra a Torino, ed erano in giro da quasi vent’anni, dal 1988. E insieme a Subsonica, Africa Unite, Statuto e una infinità di gruppi minori, avevano contribuito alla piccola esplosione della “new wave” torinese degli anni 90, quando Torino sembrava Seattle.
Bei ricordi, come quasi tutti quelli che ho degli anni 90 (sono un inguaribile malinconico, lo so). Ora ho paura, paura di fare un giro sul sito degli Stiliti o dei Fahreneith 451o degli Ska-p, e scoprire che quei gruppi non esistono più. Come quegli anni. E’ dura invecchiare, proprio dura.
Mio padre invece è più fortunato: i Rolling Stones esistono ancora!
Scritto da admin Giovedì, 20 Settembre , 2007 alle 11:10
Rieccoci a raccogliere un po’ di novità su alcuni amati reduci degli anni 90:
Nuovo album in uscita per i torinesi Subsonica, e un video tratto da uno dei nuovi brani, che pare intitolarsi “Questo vuoto esploderà” (forse il prossimo singolo?), è già sul loro Myspace.
Intanto il gruppo parte per un breve tour promozionale (di quelli tipo “vi ricordate di noi? Abbiamo un disco nuovo in giro”), ecco le date:
23.11 Jesolo Palasport
24.11 Bologna Palamalaguti
29.11 Firenze Mandelaforum
30.11 Roma Palalottomatica
01.12 Caserta Palamaggio’
06.12 Milano Datchforum
08.12 Genova Vaillant Palace
12.12 Torino Palasport Olimpico
Il nuovo album dei Radiohead, a quattro anni dall’uscita di “Hail to the thief”, è finalmente terminato e dovrebbe uscire a fine anno. Rimane da capire con che etichetta, visto che il contratto con la EMI è finito e non è ancora stato rinnovato.
Intanto l’intero catalogo del gruppo sarà finalmente disponibile per il download (ma solo degli album interi, non delle singole canzoni) sul sito 7digital.com.
Anche gli amatissimi Dream Theater, che hanno in Italia un pubblico fedele e appassionato, tornano per un tour di ben cinque date, in cui presenteranno anche i brani del loro nuovo “Systematic Chaos“:
25.10 Land Rover Arena (Paladozza), Bologna
26.10 Palalottomatica, Roma
27.10 Palasport, Andria (BA)
29.10 DatchForum, Milano
30.10 Palasport, Padova
Tour italiano anche per Dolores O’Riordan, ex voce degli eterei Cranberries;
Sarà il 12 novembre al Vox di Modena e il 13 al Saschall di Firenze.
Il nuovo album dei Foo Fighters, “Echoes, Silence, Patience & Grace”, è ora disponibile (solo per l’ascolto) sul sito MTV.it.
In questi 13 anni, Grohl ha sempre tenuto a distanza il fantasma di Cobain, parlandone con riluttanza e senza mai entrare in dettagli troppo intimi del loro rapporto di lavoro e amicizia.
Comprensibile per chi ha perso un amico in circostanze così tragiche e sta cercando di “rifarsi una vita” artistica.
Forse però il tempo ha lenito certe ferite, perchè una delle nuove canzoni (Lei it die) parlerà apertamente del dramma dell’ex cantante dei Nirvana e di come lo abbia vissuto lui stesso.
Graham Coxon, ex-ex chitarrista dei mitici Blur, si è ufficialmente riunito alla band per la registrazione del nuovo album, anche se con un piede preferisce tenere la porta aperta. Avrebbe infatti dichiarato che
“tutto può accadere: un gigantesco alligatore potrebbe usicre dal Tamigi e ingoiare la Tate Modern Gallery mentre io vi sono dentro, oppure potrebbe giungere una zanzare killer e ucciderci tutti e quattro.”
In pratica: “Sono qui ma se mi girano le palle prendo e me ne vado come sono arrivato, e voi tornate pure a giocare con i cartoni animati!“… Speriamo in bene!
Zack De La Rocha ha completato (finalmente, aggiungo io) il suo album solista in lavorazione da soli 7 anni!
A quanto pare c’è voluto lo zampino del batterista dei Mars Volta, ma finalmente le registrazioni, avvenute a Los Angele in uno studio rigorosamente ecologico (cioè fatto di canapa e bambù 100% biodegradabile???) sono finite.
Ottimo Zach, ora manca solo una casa discografica pronta a distribuirlo… ma buttarlo direttamente su ITunes? Siamo nel 2007 cribbio!
Chiudo con una brevissima nota a margine:
I Take That firmeranno la colonna sonora del film Stardust, con Robert De Niro e Sienna Miller (mica cazzi, eh?).
Il brano si intitolerà “Rule the world” e sarà disponibile per il dowload dal 19 ottobre.
Scritto da admin Lunedì, 17 Settembre , 2007 alle 14:37
So che non c’entra una beata mazza con gli anni ‘90, ma serate come questa non capitano tutti i giorni a Vercelli (anzi a dire la verità non capitano mai). Se siete dalle nostre parti sabato, fate un salto che ne vale la pena… musica broke’n beat, drinks, friendship, dance, love shit&purge, ingresso 5 euri con consumazione, il posto è qui.
Un ringraziamento alla crew Noego per gli sbattimenti vari
E se già nel pomeriggio avete proprio niente da fare, alle 14 gara di Skate in corso Rigola (area ex CSA), alle 18 party da Winifred Streetwear Store con musica dei dj Panda (Milano) e Dean (UK) e drink liberi.
E poi lamentatevi che in provincia non succede mai nulla.
Io sarò quello con la telecamera in mano. A fine serata sarò quello ridicolmente sbronzo.
Scritto da Lollodj Martedì, 11 Settembre , 2007 alle 15:43
Quella mattina ero andato a un colloquio di lavoro, una faccenda importante. Un posto da tecnico nel palazzo dirigenziale di una multinazionale del cemento, un’occasione d’oro. Mi ero vestito bene (per i miei standard dell’epoca), camicia bella nei pantaloni, jeans ma regolari e puliti, scarpe da ginnastica nuove, quel look casual che a un informatico si perdona insomma.
Al colloquio ero stato brillante e avevo fatto bella impressione, il posto era sicuramente mio e volevo festeggiare con la mia ragazza dell’epoca, passai da lei per il pranzo.
Mentre veniva sù il caffè mi piazzai davanti al pc, lei aveva l’isdn (uh, wow, ve la ricordate la linea superveloce isdn?) e cominciai a smadonnare, non funzionava niente, i siti di news sembravano tutti a terra.
All’improvviso la vocina di lei giunse dalla camera da letto: “Lollo ma cosa succede?”
La raggiunsi davanti al piccolo Mivar 14 pollici proprio mentre il secondo aereo si schiantava contro le torri, il sottopancia diceva “America under attack” a caratteri cubitali.
Rimasi lì in piedi a fissare lo schermo, immobile, sconvolto dalla tragedia (ho sempre amato NY che considero un pezzetto di America diversa), e perchè conoscevo abbastanza bene gli americani da sapere cosa sarebbe successo nelle settimane, nei mesi successivi.
Lei mi guardava incredula mentre la prima torre andava giù.
Quando andò giù anche la seconda mi uscirono dalle labbra 3 semplici parole, mormorate appena a denti stretti:
“Questo significa guerra”
Ecco, in quel momento, proprio in quel momento finirono definitivamente gli anni ‘90, o perlomeno i miei anni ‘90.
Nulla, nemmeno la musica alla radio, sarebbe più stato uguale.
Ebbi il lavoro ma finì male (problemi interinali, diciamo così) e qualche tempo dopo se ne andò anche lei.
Un pessimo modo di iniziare il nuovo millennio. Cominciavo a rimpiangere quei 90. E questo blog cominciava a prendere forma, una vaga nuvola nell’iperuranio delle mie idee.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 5 Settembre , 2007 alle 16:17
Giorni di ricorrenze, ricorrenze piuttosto tristi. Ammetto che ho pensato a lungo se scrivere o no questo post, in fondo dei reali d’Inghilterra e dei religiosi di ogni ordine e culto non mi è mai importato molto, ma questi due lutti hanno segnato profondamente il decennio e poi non posso mica scrivere solo delle cose che mi piacciono (prima o poi dovrò scrivere qualcosa anche su Non è la rai, rabbrividisco al pensiero…).
Il 27 agosto 1997 moriva in un incidente stradale Diana Spencer, ex moglie di Carlo d’Inghilterra e madre dell’erede al trono. Non intendo dilungarmi di più su di lei che non mi è mai stata troppo simpatica in vita e di cui non ho per nulla apprezzato la spettacolarizzazione della morte. Mi spiace per i figli, sono contento che fosse impegnata nel sociale, ma prenderei volentieri a schiaffi quei deficienti che in lacrime si struggevano contro le cancellate di BuckinghamPalace. Scusatemi, sono fatto così.
Per una di quelle strane coincidenze che mandano a puttane le statistiche, il 5 settembre successivo moriva Madre Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, premio Nobel nel 1979 per il suo impegno contro la povertà e le malattie in India, dove passò gran parte della sua vita e dove morì.
Probabilmente quello che ha fatto in vita non ha minimamente diminuito le sofferenze dei poveri Indiani, dei parìa, degli intoccabili, dei malati di lebbra e peste destinati a morire per le strade e che lei e le sue suore raccoglievano letteralmente dai marciapiedi, e a cui davano almeno la consolazione di una morte dignitosa in un letto d’ospedale.
Solo una goccia nel mare della immensa sofferenza di quel continente, ma anche solo per quella goccia credo che un ricordo, un omaggio, le sia dovuto.
PS. L’ultima beffa di una religione che proprio non vuole saperne di abbandonare il medioevo: Madre Teresa è beata, ma non può ancora essere proclamata santa perchè manca un secondo miracolo, necessario per la causa di santità.
Evidentemente i direttori marketing fedeli di San Giovanni Rotondo sono stati più abili, dato che Padre Pio è già santo da un pezzo.
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.