Smash Mouth

Scritto da Lollodj Mercoledì, 31 Ottobre , 2007 alle 16:47

Continua la mia personale riscoperta di meteore o meteorine che dieci anni fa - più o meno - sono rapidamente transitati per radio e tv in quel magico momento in cui tra una canzone dei Take That e una di Ramazzotti potevi tranquillamente ascoltare i Nirvana o i Pearl Jam o i REM… e ditemi che è poco!

 

Nati in california nel 1994, gli Smash Mouth nel 1997 pubblicano Fush yu mang, bizzarra storpiatura di Fuck you man, e si fanno conoscere con Walking on the sun e la stracitata (e strausata ogni volta che bisogna musicare il video di un litigio) Why can’t we be friends. Ska punk-pop tirato e ben suonato, divertente abbastanza da far dimenticare l’assoluto vuoto di contenuti, praticamente degli 883 californiani… ma avercene in Italia di gruppi così.

 

Li ricordo in conerto a Milano, il cantante si era ridicolmente tinto i capelli di verde con uno spray e la tinta gli colava sugli occhi; ridicoli, ma mi sono divertito, e parecchio. Nel 1999 ritornano con Astro lounge e il singolo All star; carino, credo fosse nella colonna sonora di Shrek. Poi l’11/9 bla bla bla, insomma dopo Pacific coast party (un titolo un programma) finisce il successo planetario e la band si ridimensiona. Esistono ancora, l’ultimo album è del 2006, ma credo che ormai fuori dalla California non li conosca più nessuno. Qui sotto Walking on the Sun.

 


 

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Categorie: musica e suoni, un po' di storia

Lemonade & Brownies

Scritto da Lollodj Martedì, 23 Ottobre , 2007 alle 13:50

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Un post di Accento Svedese mi ha fatto tornare in mente “Lemonade&Brownies”, album d’esordio dei Sugar Ray datato 1995. Un album bello, allegro, senza troppe pretese, di cui ricordo bene il singolo “Mean Machine”, in grado di far pogare anche un tronco, e la copertina (sopra) che avrebbe fatto arrapare anche un bonzo. Poi il declino (artistico) ed un breve (ed effimero) successo commerciale con la famosissima “Every Morning”. Per sapere che fine ha fatto il cantante vi rimando al post di Accento… sotto invece il video di “Mean Machine”.

 


 

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Categorie: cose mie, musica e suoni

Monkey Island

Scritto da Lollodj Mercoledì, 17 Ottobre , 2007 alle 11:34

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Nel profondo dei Caraibi, l’isola di Mêlée

 

Lo ammetto, scrivere queste righe è come fare un tuffo all’indietro nella mia adolescenza, in ricordi che a tratti fanno anche male tanto cominciano ad essere lontani… Cristo, avevo 16 anni, scopavo poco (anzi niente) ma giocavo tantissimo, fino a sera tardi (tipo mezzanotte e mezza, o l’una!) a Prince of Persia, a Loom, ma sopratutto a The Secret of Monkey Island. All’epoca eravamo affascinati dalla grafica all’avanguardia del gioco - roba che oggi farebbe ridere un bambino di 4 anni con la sua psp in mano-; eravamo giovani e ingenui, lo ammetto, ma ci bastavano giochi che stavano su due floppy (ripeto: stavano su due floppy per un totale di 2,8 mega, tutto compreso) per goderci un paio di mesi di divertimento. E poi Monkey Island, classe 1990, segnò lo stato dell’arte delle avventure grafiche, che si sarebbero evolute solo con il 3D di Alone in the dark e Tomb Rider, qualche anno più tardi.

 

valle.gifNegli ultimi anni 80 le avventure erano per lo più testuali, immagini statiche accompagnate da un testo, e si giocava scrivendo letteralmente le azioni da compiere: qualcosa di simile a

 

> guarda tavolo - il tavolo è di legno, sopra il tavolo ci sono un piatto e un libro > prendi libro - sei troppo lontano per prendere il libro

 

E così via. Insomma, roba che appassionava come un davanzale di marmo. Fortunatamente nel 1987 il signor Ron Gilbert, programmatore e game designer, decise di scrivere una nuova interfaccia di gioco, sfruttando il mouse che nel frattempo si stava diffondendo: Lo chiamò SCUMM - Script Creation Utility for Maniac Mansion - e venne utilizzato la prima volta proprio in Maniac Mansion. Invece di scrivere con la tastiera, come si vede dall’immagine, si puntava e cliccava il verbo prescelto e l’oggetto o la persona nel gioco; sembra una banalità? Beh, non lo era nel 1990! Dopo Indiana Jones e un altro paio di titoli, nel 1990 la Lucas Arts rilascia The Secret of Monkey Island, per PC Ibm e Amiga 500.

 

Mi chiamo Guybrush Threepwood e sono un temibile pirata!

 

monkey_01.jpgNei panni di Guybrush Trepwood, povero sfigatello con l’ambizione di diventare un terribile pirata, il giocatore si trovava ad affrontare avventure demenziali per superare le tre prove di “ammissione” alla pirateria, fino a sconfiggere il cattivo pirata LeChuck e a conquistare il cuore della bella Eleine Marley. Bello da vedere, complesso ma non impossibile, divertente, grazie alle grafiche di Steve Purcell e alle musiche di Michael Land, divenne subito un classico; per anni le riviste specializzate lo usarono come termine di paragone per le avventure grafiche in uscita. Ma la chiave definitiva del suo successo fu l’impossibilità, espressamente voluta da Gilbert, di far morire Guybrush o di avanzare senza dei pezzi fondamentali; in pratica con un solo salvataggio era possibile finire il gioco e questo consentiva al giocatore di concentrarsi sugli indovinelli e sulla divertente trama senza l’angoscia di dover ricominciare da capo a un minimo errore.

 

Ci sono momenti del gioco che ancora oggi sono classici non solo del videogaming, ma dell’umorismo; la sfida con Carla, maestro di spada di Melee Island, a colpi di insulti surreali, o la mitica ricetta del grog (in grado di fondere un boccale di peltro), la scimmia con tre teste… e poi gli altri divertenti personaggi, come il venditore Wally, i pirati dello Scumm Bar, gli indigeni del villaggio, tutti ben costruiti e caratterizzati, non più semplici comparse all’interno della trama.

 

Guybrush Threepwood: “Somigli a quel fesso di mio zio Vito”

Pirata: “Tua zia troverebbe il paragone alquanto ardito”

 

monkey_02.jpgNel 1991 uscì Monkey Island: LeChuck’s Revenge. Ricordo benissimo il giorno in cui lo comprai con gli amici di allora (una copia in quattro, i floppy erano troppo facili da copiare): una grossa scatola con un corposo manuale, una mappa, una bandiera di stoffa di Monkey Island e, mio dio, ben sette, SETTE floppy! Il gioco riprende le atmosfere e l’umorismo del primo, la grafica – sempre bitmap – era migliorata, così come il sistema di gioco SCUMM, e veniva introdotto il sistema iMuse (notare la i minuscola, ricorda niente?), per la gestione dell’audio. In pratica a seconda della situazione di gioco, l’audio variava da melodie più allegre a brani più intensi, aumentando il pathos e la suspance del gioco. Anche qui una banalità, ma era il 1991, nulla era ancora banale. Più lungo, più divertente, con nuovi personaggi e location incredibili (il negozio di bare USATE è imbattibile), è senza dubbio l’episodio più riuscito della serie.

 

Nessuna scimmia è stata maltrattata durante la creazione di questo gioco

 

Del gioco sono stati fatti anche un capitolo 3 e 4, senza la partecipazione di Gilbert, ma non ne parlerò perchè nonostante la grafica in alta definizione, i due episodi sono alquanto mediocri tanto che i fan più accaniti (me compreso) non li riconoscono nella timeline ufficiale del mondo di Monkey Island. Ci stanno pensando i fan a produrre, con mezzi che oggi sono alla portata di chiunque, due nuovi capitoli della saga, Prisoner of M.I. (Monkey Island 2.5) e Darkness of M.I. (Monkey Island 5), che verranno rilasciati nel 2009 liberi e gratuiti come progetti senza scopo di lucro. Beh, speriamo solo che facciano un bel lavoro. Intanto dopo il salto ci vediamo qualche divertente video tratto dal gioco, e trovate una manciata di link utili, di immagini e di curiosità; ad esempio, lo sapevate che in LucasArts si parlò di un film tratto da M.I.? Non se ne fece nulla, ma guardate bene Gybrush… non assomiglia al protagonista di una recente e famosa trilogia piratesca?

 

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Categorie: Videogiochi, robe da nerds

Please don’t go party

Scritto da Lollodj Giovedì, 11 Ottobre , 2007 alle 13:05

No, non me lo ha chiesto nessuno. No, non è uno scambio di favori o un crosslink. Solo che mi sembra giusto fargli un po’ di pubblicità. Deve esserci sempre un perchè?

 

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PS. Il posto è a Roma

[Via Please don’t go, Akille]

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Categorie: eventi

Rassegna stampa #5

Scritto da Lollodj Martedì, 9 Ottobre , 2007 alle 12:58

 

Ennesima raccolta di aggiornamenti sulle star degli anni 90. Il post è corposo, si parla di Radiohead, Ash, Nine Inch Nails, Spice Girls, Antony Kiedis, Placebo, Lenny Kravitz, Beck, Nirvana, Courtney Love, Foo Fighters, Blur, Green Day, Marlene Kuntz… vi basta? Intanto se vi capita, fate un salto su Soundsblog, da qualche settimana ci trovate anche delle cose mie, e non solo sugli anni 90.

 

  • La notizia dell’anno ormai la sapete già visto che ne hanno parlato abbondantemente anche i media tradizionali: il 10 ottobre uscirà l’ultimo album dei Radiohead, nonostante siano ancora senza etichetta (ma servono ancora le case discografiche?). La notizia è che sarà possibile scaricare l’album… ad offerta libera! Si avete capito bene, ognuno deciderà quanto dare alla band per l’album, senza un costo minimo. Sarà comunque possibile acquistare, per circa 58 euro, un box contenente l’album su cd, un booklet completo e la versione dell’album su doppio vinile, roba da maniaci collezionisti. Una scelta azzardata? A quanto pare no visto che i preordini del box sono alle stelle. Il mercato è cambiato gente, qualcuno se ne accorge e viene premiato, altri stanno ancora a lamentarsi di e-mule, e falliscono!

     

    Aggiornamento: a quanto pare i Radiohead stanno per firmare con una etichetta, avrebbero infatti dichiarato che è ancora necessaria una infrastruttura che distribuisca fisicamente le copie del cd nel mondo. Ma qualcuno compra ancora i cd?

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  • E’ appena uscito il nuovo album dei britannici Ash, che dovrebbe essere anche l’ultimo. La band ha infatti deciso di pubblicare d’ora in poi solo singoli, adeguandosi alle nuove regole del mercato digitale. L’album non è eccezionale, come la maggior parte della produzione del gruppo, si sentono echi di indie rock alla moda, pop punk, addirittura ballate da boy band, insomma qualunque cosa pur di rientrare in classifica! Comunque negli anni 90 qualche buon singolo i giovani inglesi riuscirono anche a piazzarlo, una su tutte la bellissima e divertente “A life less ordinary”, ancora oggi la loro canzone più famosa. 

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  • Trent Reznor ha annunciato di voler licenziare l’intera band dei Nine Inch Nails appena dopo l’uscita di Year zero remixed, a fine anno. A quanto pare non farà nessuna differenza, tanto lo sappiamo che i NIN sono solo lui e che gli altri sono poco più che turnisti pagati. Staremo a vedere se Trent proseguirà conme NIN con una nuova formazione o se sceglierà la carriera solista, magari approfittandone per cambiare sound.

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  • Le Spice Girl stanno per tornare, lo sappiamo, con un tour mondiale e una raccolta che, come da copione, conterrà qualche inedito. Nella speranza di aumentare l’interesse per una raccolta che a quanto pare non interessa nessuno, i grandi boss hanno chiesto niente meno che a Bono di scrivere un pezzo per le ragazze… e lui, incredibile, ha accettato! Ma ve lo immaginate Bono, l’autore di “Bloody Sunday” arrangiare un coretto pop per le Spice? Buone notizie arrivano invece dal botteghino, visto che i biglietti per la data londinese del tur, prevista il 15 dicembre, sono andati esauriti in 38, dico 38 secondi, costringendo gli organizzatori ad aggiungere altre due date.

     

    Aggiornamento: A quanto pare Bono alla fine ha rinunciato, il nuovo singolo si intitolerà Headlines, e secondo quanto dichiarato ci hanno lavorato Geri Hallywell ed Emma Bunton… per favore, ma chi ci crede che quelle sappiano scrivere una canzone!

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Categorie: news e aggiornamenti, musica e suoni

Attenzione!

Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.