Scritto da Lollodj Giovedì, 20 Dicembre , 2007 alle 14:30
In questo momento, su Radio Dj sta andando in onda una puntata speciale del Dj Time di Albertino. Con tanto di bambina nel tombino, radio Cassa Dritta, tanta disco anni 90 e intervista agli Outhere Brothers. Si vocifera che nel 2008 il programma potrebbe tornare. Solo mi chiedo: con che musica?
15:35 Aggiornamento: Born Slippy (remix) presentata da Albertino, sono nella macchina del tempo!
Si, lo ammetto: avevo preparato anch’io la classifica di fine anno dei migliori album del 2007, le migliori canzoni, il miglior video, con i bei commenti forbiti per far vedere che di musica ne so un sacco… ma alla fine ho lasciato perdere. Sono 18 anni - ho pensato - che ascolto musica con passione maniacale e non credo di dover dimostrare più niente a nessuno. E poi mi sono accorto che bene o male avevo tirato fuori i soliti nomi, quelli che trovate nelle classifiche degli indie blogger più famosi, come qui, qui e qui, oppure qui, o anche qui.
Comunque sia è stato un bell’anno per la musica, soprattutto per quella italiana. Forse però è l’anno che finisce in 7 che porta bene. E visto che qui si parla (per lo più) di anni 90, voglio provare a fare un’altra classifica, quella dei migliori - secondo me - album usciti 10 anni fa. Pronti?
Radiohead, OK Computer
Belle and Sebastian, If You’re Feeling Sinister
Daft Punk, Homework
Chemical Brothers, Dig Your Own Hole
Foo Fighters, Colour And The Shape
Prodigy, The Fat Of The Land
Björk,Homogenic
Aphex Twin, Come To Daddy
CSI, Tabula Rasa Elettrificata
The Verve, Urban Hymns
Afterhours, Hai Paura Del Buio?
DJ Shadow, Preemptive Strike
Subsonica, Subsonica
Faith no more, Album Of The Year
Roni Size, New Forms
Squarepusher, Hard Normal Daddy
Primus, The Brown Album
Mogwai, Young Team
Oasis, Be Here Now
Strapping Young Lad, City
Senza dimenticare anche (in rigoroso ordine sparso):
Bluvertigo - Metallo non Metallo Six Minutes Madness - Il Vuoto Elettrico Frankie Hi-Nrg - La Morte Dei Miracoli Me First And The Gimmie Gimmie - Have a ball Lit - Tripping the Light Fantastic Ramones - We’re Outta Here Deftones - Around The Fur Dropkick Murphys -Do Or Die Carmen consoli- Confusa e felice Dream Theater - Falling Into Infinity One Dimensional Man - One Dimensional Man Guano Apes - Proud Like A God NOFX - So Long And Thanks For All The Shoes Modena City Ramblers- Terra e Libertà Punkreas -90/93
Come vi dicevo, forse gli anni che finiscono in 7 portano bene alla musica. E poi mi chiedono perchè amo gli anni 90.
Rileggetevi questa classifica con calma, due o tre volte, piano piano, cercando di ricordare: fu un bell’anno anche il 1997, vero? Io avevo 22 anni…
Scritto da Lollodj Giovedì, 13 Dicembre , 2007 alle 18:41
Capita. La merda capita, quando meno te lo aspetti. Capita di tornare a casa un sabato sera dopo il live di Mark De Clive e di non riuscire a dormire per la troppa RedBull in corpo (un giorno il mio medico me le rinfaccerà tutte queste cazzate), capita di accendersi l’ultima sigaretta e di attaccare la tv giusto per vedere cosa passa in tele il sabato notte alle 5.
E capita di trovarlo lì, il faccione di Gianluca Grignani. Grignani+film può voler dire solo una cosa, il film che mi sono sempre rifiutato di vedere, il film tratto da un piccolo e folle romanzo di culto simbolo della generazione dei cannibali: Branchie, di Niccolò Ammaniti.
Niccolò, romano, classe 1966, sembrava un bravo ragazzo come tanti, prossimo alla laurea con una tesi intitolata “Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma”, uno scioglilingua. Come in un racconto di Coupland, improvvisamente si accorge che la carriera di ricercatore accademico gli fa cagare; in fondo anche lui sogna una vita diversa. Ha già scritto qualche racconto e, come vuole la leggenda, trasforma la tesi nell’incipit di un romanzo delirante, assurdo, folle, surreale e a tratti demenziale. Io non so che editori abbia trovato, pronti a scommettere su una simile follia: ma videro giusto quel giorno, mandando in stampa branchie! (questo il titolo originale, minuscolo con il punto esclamativo). Era il 1994.
La storia inizia semplice e seria: il giovane riparatore di acquari Marco Donati, malato di cancro, si trascina da una festa all’altra nei quartieri alti di Roma, tra depressione, spleen giovanile e rassegnazione fatalista. Niente di che, direte voi, gli anni 90 (e non solo) abbondano di storie di giovani depressi bla bla bla. Finché gli arriva una proposta curiosa: trasferirsi in India e costruire un acquario per una misteriosa donna. A questo punto il racconto decolla ed entra in una spirale surrealista e tragi-demenziale irresistibile. Marco viene prima sequestrato da una banda di arancioni, si unisce a un gruppo di musicisti sardi che vivono sottoterra, viene sedotto da una ragazza che vive in un castello, e scopre che questa ragazza capeggia una banda di medici specializzati in trapianti di organi prelevati da indiani vivi. Il primario ha un nome da cattivo del Big Jim: Subotnik!
Qualcosa di simile a deliri mentali come “Essere John Malkovich” o “Paura e delirio a Las Vegas” (che Dio protegga sempre Terry Gilliam), tanto per capirci. La trovata del settimo piano e mezzo sembra assurda. Ma pensateci bene, in fondo non è geniale? E la fuga di Marco sugli enormi aerei di carta: sogno allo stato puro.
Ok, chi ha conosciuto Ammaniti attraverso le sue ultime opere lo considera robaccia. Eppure branchie!, al pari delle opere di Tarantino, riassume nelle sue poche pagine (è un romanzo molto breve) il meglio della cultura pop contemporanea, del mondo dei sogni, dell’immaginario infantile di cui la nostra generazione ancora si nutre. L’autore poi è cresciuto; insieme al padre sociologo scrive “Nel nome del figlio”, uno stupendo saggio-racconto sul rapporto tra padre e il figlio maschio, diversi racconti noir e horror ispirati da Joe Lansdale (suo e mio scrittore preferito, vi raccomando anche lui) che gli valgono il titolo di “giovane cannibale”, fino ad arrivare ai due immensi “Ti prendo e ti porto via” e “Io non ho paura”, tradotti e stampati in tutto il mondo. Poi il film di Salvatores, la canzone di Vasco, L’ultimo capodanno sulla terra, ecc…
Ma per me Ammaniti sarà sempre quel breve, folle, assurdo romanzo.
Finalmente torno in me mentre la RedBull finisce il suo effetto e scorrono i titoli di coda. Mi scappano un paio di imprecazioni verso il povero Grignani e chiunque abbia voluto un film del genere; l’unico regista in grado di mettere mano a quel libro poteva essere Michael Gondry, forse, o ancora Gilliam. Figuratevi cos’hanno combinato in un low budget italiano!
Mi avvio verso il letto, sono quasi le 6, Lei dorme già da un pezzo. Mentre mi allungo verso il telecomando parte un altro capolavoro del cinema italiano, “Senza filtro” con gli Articolo 31. Non sono abbastanza rapido e lo vedo iniziare. Merda, mi sono rovinato il sonno. Ma perchè piuttosto a quest’ora non rimettono il cinescopio?
Scritto da Lollodj Martedì, 11 Dicembre , 2007 alle 13:40
Sul caso Luttazzi-La7 in poche ore si è detto di tutto, non voglio assolutamente aggiungere nulla perchè non avrei altro da aggiungere. Riporto solo i post di Leonardo, Akille e Luca Sofri, quelli che - secondo me - sono i migliori commentatori delle cose del mondo e che sul caso Luttazzi hanno scritto le parole più sensate.
Ferrara invece no, nella sua lettera a Repubblica riesce a mettere insieme il solito pastone di cazzate autoreferenziali e una buona dose di lacrime di coccodrillo.
Qui, su questo blog, voglio solo dire che tutto sommato Decameron non mi piaceva (ma sono d’accordissimo con il post di Leonardo), e ricordare il miglior Luttazzi televisivo di sempre: quello, manco a dirlo, degli anni 90.
Il professor Fontecedro, da Mai Dire Goal stagione 1996/97
Scritto da Lollodj Giovedì, 6 Dicembre , 2007 alle 11:09
Non è che sia semplice trovare un nuovo template, scegliere dei colori, disegnare un banner, etc tanto più che il mio grafico di fiducia ha deciso di pubblicare un libro illustrato su cui lavora da mesi per una casa editrice tedesca… invece di darmi una mano qui gratis, ingrato!
Quindi ho dovuto fare tutto da solo, io che sto all’arte come Totti sta alla grammatica. Che ne dite di questo? Si accettano commenti, suggerimenti e minacce di morte.
E proprio mentre scrivo mi cade l’occhio su questo e mi prendo male… no, credo che in quell’elenco non ci entrerò mai!
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.