Giovani cannibali: Branchie

Scritto da Lollodj Giovedì, 13 Dicembre , 2007 alle 18:41

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Capita. La merda capita, quando meno te lo aspetti. Capita di tornare a casa un sabato sera dopo il live di Mark De Clive e di non riuscire a dormire per la troppa RedBull in corpo (un giorno il mio medico me le rinfaccerà tutte queste cazzate), capita di accendersi l’ultima sigaretta e di attaccare la tv giusto per vedere cosa passa in tele il sabato notte alle 5.

E capita di trovarlo lì, il faccione di Gianluca Grignani. Grignani+film può voler dire solo una cosa, il film che mi sono sempre rifiutato di vedere, il film tratto da un piccolo e folle romanzo di culto simbolo della generazione dei cannibali: Branchie, di Niccolò Ammaniti.

Niccolò, romano, classe 1966, sembrava un bravo ragazzo come tanti, prossimo alla laurea con una tesi intitolata “Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma”, uno scioglilingua. Come in un racconto di Coupland, improvvisamente si accorge che la carriera di ricercatore accademico gli fa cagare; in fondo anche lui sogna una vita diversa. Ha già scritto qualche racconto e, come vuole la leggenda, trasforma la tesi nell’incipit di un romanzo delirante, assurdo, folle, surreale e a tratti demenziale. Io non so che editori abbia trovato, pronti a scommettere su una simile follia: ma videro giusto quel giorno, mandando in stampa branchie! (questo il titolo originale, minuscolo con il punto esclamativo). Era il 1994.

La storia inizia semplice e seria: il giovane riparatore di acquari Marco Donati, malato di cancro, si trascina da una festa all’altra nei quartieri alti di Roma, tra depressione, spleen giovanile e rassegnazione fatalista. Niente di che, direte voi, gli anni 90 (e non solo) abbondano di storie di giovani depressi bla bla bla. Finché gli arriva una proposta curiosa: trasferirsi in India e costruire un acquario per una misteriosa donna. A questo punto il racconto decolla ed entra in una spirale surrealista e tragi-demenziale irresistibile. Marco viene prima sequestrato da una banda di arancioni, si unisce a un gruppo di musicisti sardi che vivono sottoterra, viene sedotto da una ragazza che vive in un castello, e scopre che questa ragazza capeggia una banda di medici specializzati in trapianti di organi prelevati da indiani vivi. Il primario ha un nome da cattivo del Big Jim: Subotnik!

Qualcosa di simile a deliri mentali come “Essere John Malkovich” o “Paura e delirio a Las Vegas” (che Dio protegga sempre Terry Gilliam), tanto per capirci. La trovata del settimo piano e mezzo sembra assurda. Ma pensateci bene, in fondo non è geniale? E la fuga di Marco sugli enormi aerei di carta: sogno allo stato puro.

Ok, chi ha conosciuto Ammaniti attraverso le sue ultime opere lo considera robaccia. Eppure branchie!, al pari delle opere di Tarantino, riassume nelle sue poche pagine (è un romanzo molto breve) il meglio della cultura pop contemporanea, del mondo dei sogni, dell’immaginario infantile di cui la nostra generazione ancora si nutre. L’autore poi è cresciuto;  insieme al padre sociologo scrive “Nel nome del figlio”, uno stupendo saggio-racconto sul rapporto tra padre e il figlio maschio, diversi racconti noir e horror ispirati da Joe Lansdale (suo e mio scrittore preferito, vi raccomando anche lui) che gli valgono il titolo di “giovane cannibale”, fino ad arrivare ai due immensi “Ti prendo e ti porto via” e “Io non ho paura”, tradotti e stampati in tutto il mondo. Poi il film di Salvatores, la canzone di Vasco, L’ultimo capodanno sulla terra, ecc…

Ma per me Ammaniti sarà sempre quel breve, folle, assurdo romanzo.

Finalmente torno in me mentre la RedBull finisce il suo effetto e scorrono i titoli di coda. Mi scappano un paio di imprecazioni verso il povero Grignani e chiunque abbia voluto un film del genere; l’unico regista in grado di mettere mano a quel libro poteva essere Michael Gondry, forse, o ancora Gilliam. Figuratevi cos’hanno combinato in un low budget italiano!

Mi avvio verso il letto, sono quasi le 6, Lei dorme già da un pezzo. Mentre mi allungo verso il telecomando parte un altro capolavoro del cinema italiano, “Senza filtro” con gli Articolo 31. Non sono abbastanza rapido e lo vedo iniziare. Merda, mi sono rovinato il sonno. Ma perchè piuttosto a quest’ora non rimettono il cinescopio?

Categorie: Libri

3 commenti

Commento di mimmo

Made Venerdì, 14 of Dicembre , 2007 at 16:20

un consiglio: la prossima volta ficcati due dita in bocca e fatti un bottiglione di Thè SanBenedetto.

conciliano il sonno. ;)

Commento di Jean Deville di Terre Gaste

Made Sabato, 26 of Gennaio , 2008 at 02:48

Mollala la redbull che fà male!

Ho scoperto da questo blog che c’è un film di quell’allucinante romanzo. Provo a guardarlo comunque anche se grignani mica ce lo vedo.. Di bei film italiani da notte fonda ti consiglio: Paz! La guerra degli Antò e Fame chimica.

Per dormire basta un pò di thc, ma mischiata con la redbull può causare necrosi allo scroto e al retto me l’ha detto mi cùggino.
Notte

Commento di admin

Made Sabato, 26 of Gennaio , 2008 at 05:12

Paz! buono+, La guerra degli Antò più che sufficente, Fame Chimica insufficente… il film di Branchie lascialo pure stare!!!
E pensa te che mio cugggino topocane una volta si è tolto il casco e si è aperta la testa!

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