Election day -41: La fine della sinistra negli anni 90
Scritto da Lollodj Lunedì, 3 Marzo , 2008 alle 16:20

Per chi si è sempre chiesto perchè, improvvisamente, a fine anni 90 la destra anche estrema, dopo anni di letargo (durante i quali ha scontato una naturale diffidenza gereralizzata post nazifascismo) sia diventata improvvisamente principale attore politico pressocchè in tutto il mondo, cito questo brano di Nello Barile sulla crisi, e forse la fine, della sinistra classica durante gli anni 90. Crisi in gran parte dovuta ai propri errori; non tanto strettamente politici, ma di visione strategica. E dall’aver incredibilmente sottovalutato il potere di una destra anche feroce che ha, ed avrà sempre, dalla sua parte gli eserciti ed i grandi capitali, con tutte le loro sottostrutture (centri di potere, industria, sentimenti ultra-nazionalisti).
“Nel corso degli anni Novanta un certo pensiero di sinistra ha abbandonato il retaggio dell’internazionalismo trotzkista per concentrarsi sull’esaltazione dell’etica e dell’estetica comunitaria. In tal modo si è cercato di esaltare la gastronomia regionale, la musica e la cultura del luogo […], gli idioletti di ogni genere e origine. Tale vicenda che intreccia insieme cultura, arte e politica può essere esaminata a partire dalla parabola esistenziale di Giovanni Lindo Ferretti che ha attraversato gli anni Ottanta con la grandiosità e l’irriverenza di un innovatore […], gli anni Novanta invischiandosi nelle acque torbide della tradizione […], il nostro presente con un panegirico sulle sue radici di montanaro mistico che scopre la «sensazione liberatoria di votare per la destra». Tale evoluzione ci aiuta a capire come la svolta reazionaria abbia vissuto un periodo di gestazione proprio nei presupposti di quel pensiero «da sinistra» che nell’arco degli anni Novanta le aveva provate tutte – dall’esotismo più disperato alla nostalgia per qualsiasi passato – nel tentativo di contrastare il mondo senz’anima imposto dalla tecno scienza e dalla globalizzazione. Lì si sono formate sacche di resistenza ma anche leader di opinione che hanno usato come un grimaldello intellettuale alcuni discorsi, allora innocui, sul ritorno «al sangue e alla terra», ai valori forti della famiglia e della religione, pubblicizzandoli in maniera esasperata. Quando la svolta cruciale della nuova fase storica ha messo in evidenza l’eccessivo ottimismo di quel periodo, diffondendo l’allarme generalizzato per la nuova «società del rischio», allora in molti hanno saltato la staccionata e sono andati a collocarsi nello schieramento di destra”
Nello Barile,
La mentalità neototalitaria,
Apogeo 2008
Categorie: politica, un po' di storia, citazioni
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