Accumulo dischi (di cui poi dovrei anche parlare, almeno di Moby e REM)
Scritto da Lollodj Mercoledì, 2 Aprile , 2008 alle 15:55
Già, stanno uscendo tante di quelle cose che stare dietro a tutto è impossibile. E la parte più difficile è proprio riuscire a filtrare, a selezionare cosa ascoltare con attenzione e cosa archiviare, di cosa parlare con gli amici al bar e di cosa legarsi al cuore. L’overdose è sempre dietro l’angolo, bisogna stare attenti. Comunque sia, provate a immaginare cosa significhi, per uno che ha un blog sugli anni 90, parlare (si, parlare, non ho la pretesa di recensire) dei nuovi album di REM e Moby: è come tornare in chiesa dopo tanti anni e, annusando l’antico l’odore di incenso, chiudere gli occhi e ritornare un po’ bambino ai tempi del catechismo, del vin santo, delle vesti da chirichetto, dei canti in latino… ma ora andiamo:
Succede spesso che un gruppo rock, crescendo, perda l’entusiasmo della gioventù, sedendosi sugli allori della gloria di un tempo. Brani lenti, atmosfere intimiste… in due parole: una palla. Beh, chiariamoci subito, non è il caso dei REM, che dopo vent’anni di carriera hanno ancora voglia di alzare volume e distorsione e di fare un grande album. La freschezza di questo Accelerate è incredibile, è evidente che il gruppo di Stipe ha ancora voglia di divertirsi e divertire, quasi come una band agli esordi. Non tradiscono, anzi si evolvono e in meglio. Non è tutto oro ovviamente, e tra le undici tracce non ritrovo le splendide sensazioni di Man on the moon o Losing my religion, ma va bene così, i miracoli riescono solo una volta. Mi spiace che a qualche splendido quarantenne questo disco non sia piaciuto, ma non tutti i 30-something hanno voglia di ballate acustiche sulla giovinezza perduta. Che si fotta Ligabue con le sue lagne, i REM sono tornati, evviva i REM!
Onestamente: pensavo peggio. Disco Lies mi era sembrata così moscia da farmi pensare a un Moby ormai disincantato e annoiato, ma sono bastate le prime note di sinth di Ooh yeah e 257.Zero per farmi ricredere. Certo, non è il Moby dei rave di Animal right o di quel colpo di genio di Play. Ma non è neanche l’imbarazzante Hotel con i suoi coretti da jingle pubblicitario. Moby dimostra di sapersi ancora divertire, e non nasconde di essere cresciuto. Ormai ha 42 anni, è ben inserito nella bella società un po’ chic di NY, ma evidentemente il sedere sul dancefloor ha ancora voglia di muoverlo. Non rinnega nemmeno i suoi inizi, come dimostra il brano Everyday is 1989, e proprio l’abbondanza di sintetizzatori farà felici gli amanti e, perché no, i reduci di quegli anni. Resta però un album morbido, raffinato, che non disturba, l’ideale dall’aperitivo del martedì alla serata del sabato; anche se i teenager di oggi il sabato preferiranno andarci giù duro con i Justice. Anche per questo probabilmente Last Night non rimarrà nella storia, ma grazie lo stesso Richard, ci hai regalato comunque un gran disco.
PS: Se vi interessa, ma solo se vi interessa eh, ho scritto una recensione più seriosa e approfondita su Soundsblog.
Categorie: Cose d'oggi, musica e suoni
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Commento di Mimmo
Made Venerdì, 4 of Aprile , 2008 at 18:12
stò per ascoltare il nuovo dei Rem……..speriamo bene! ![]()
 










