Editors@Alcartaz 29/03

Scritto da Lollodj Mercoledì, 2 Aprile , 2008 alle 10:58


Venerdì scorso finalmente ero al concerto degli Editors a Milano. Sono riuscito a entrare, insieme alla mia dolce metà, nonostante il cartello “sold out” piazzato sotto il naso a pochi metri dal botteghino. Trovi sempre qualcuno con dei biglietti in più da far fuori, e in culo anche al bagarino e ai suoi 50 euro per un biglietto. Concerto stupendo, ovviamente, ma più che la musica mi hanno colpito un paio di particolari:

L’età media piuttosto alta, diciamo over 26, e molte teste brizzolate (a cui, purtroppo, si sta rapidamente aggiungendo anche la mia). Evidentemente gli orfani di Joy Division e New Order hanno ancora fame di musica.

Nonostante nelle foto e nei video cerchino di apparire grandi dandosi un tono, sul palco i ragazzi del gruppo (e in particolare Tom Smith) sembrano veramente giovanissimi. Smith, poi, si muove sul palco con la sicurezza e l’arroganza di chi sta in giro per l’Europa da un anno e mezzo facendo ovunque il tutto esaurito: qualcosa mi dice che lo vedremo presto impegnato come solista.

Ottima la scelta di aprire con Camera (video) e di mischiare sapientemente i brani dei due album, invece di snocciolare banalmente i singoli di An end has a start. Pirotecnica la chiusura con Racing rats e Smoking outside…

Vorrei capire cos’è successo ai fonici negli ultimi dieci anni: ancora nel 98 era possibila andare a un concerto al Forum, pagando 40/50.000 lire, e sentire un gruppo terrificante con dei suoni da oratorio. Ora invece anche ai concerti minori i suoni sono sempre perfetti, e i gruppi non sbagliano niente. E’ una cosa che avevo già notato con i Bloc Party. Ottimo, direi.

Verso metà concerto la mia dolce consorte, che pure non è a digiuno di musica, mi guarda e mi fa “mi ricordano un po’ i REM, un po’ i Van Halen, e un po’ i Dire Straits”. I Van Halen. Ma si, l’amo anche per questo!!!

Lascia un commento

Categorie: eventi, musica e suoni

Attenzione!

Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.