Pork&Beans

Scritto da admin Mercoledì, 28 Maggio , 2008 alle 13:30


I Weezer sono bravi, lo sono sempre stati, soprattutto quando la parola emo significava qualcosa di diverso dai Tokio Hotel. Sono sempre stati bravi a confezionare grandi album come Pinkerton o il Green Album, ma anche singoli spacca classifica come Buddy Holly, Beverly Hills e questa nuova Pork&Beans. Peccato che l’idea del video non sia niente di speciale, ormai Youtube non è più una novità. Ma quando il gruppo di River Cuomo vuole piazzarsi in classifica, lo fa sempre con classe. Sarà la mia canzone estiva del 2008.

 

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Categorie: Cose d'oggi, musica e suoni

Amicizie importanti

Scritto da Lollodj Lunedì, 19 Maggio , 2008 alle 10:30

Avete presente quando, a 13 anni, ci si vantava perchè “mio cuggino è amico del fratello del vicino di casa Jovanotti”? Ecco, il nuovo video degli Amari lo ha diretto la mia amica Gaia (e io me ne bullo un bel po’).


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Categorie: Cose d'oggi, cose mie

Puma Suede basse nere, taglia 43

Scritto da Lollodj Venerdì, 16 Maggio , 2008 alle 15:50

puma0001.jpgSinceramente non ho mai capito perchè viene tanto criticata l’autoreferenzialità - vera o presunta - dei blog, strumenti che sono stati pensati e realizzati proprio per essere autoreferenziali. Diari on line, ricordate? Diari in cui scrivere le proprie cose. Poi sono venuti i blog di contenuti, i blog tematici (come questo), i blog che fanno informazione, controinformazione, opinione, le blogstar, etc… ma in fondo lo scopo primo dei web log era mettere in rete i propri cazzi, giusto? Ecco, questo piccolo cappello mi serve per dire che oggi vi tocca un bel post autoreferenziale, cioè di una roba mia che capisco solo io. Sulle scarpe. Perchè con la primavera è arrivato anche il momento di fare il famoso “giro” dell’armadio, quando tiri fuori magliette e canotte e ritiri felpe e giubbotti.

E magari ne approfitti anche per buttare via le cosa più vecchie e logore. E tra le cose che ho buttato c’era anche il mio ultimo paio di Puma Suede nere. Niente di strano, ma era solo dal 1994 che nella mia casa non mancavano le Puma, anzi per molto molto tempo ho calzato solo Puma nere. Diciamo 12 anni, roba che i miei piedi ormai hanno quella forma.

Nel corso degli anni sono passato dalle Timberland (tarocche, ero pur sempre figlio di operai) degli anni 80 agli anfibi militari nei primi 90, quelli veri con la punta in metallo utilissima nel pogo dei concerti metal (mica quei Dott. Martens da frocetti). Nel 1994, a 19 anni, sinceramente il metal e gli anfibi mi avevano rotto le balle. All’epoca adavano le scarpe basse, soprattutto Adidas, ma le trovavo troppo rigide. Non ricordo dove provai le prime Puma, credo in un negozio di Torino, ma fu amore a prima vista.

Forse un post in cui parlo delle mie scarpe potrà sembrare una follia, ma non potete capire l’amore incondizionato che ho avuto per quel modello. Belle, morbide, calzavano come ciabatte ed erano perfette con i Carhartt Work larghi che portavo all’epoca. Costavano pure poco, il che non guastava. Ormai entravo nei negozi e chiedevo semplicemente “Puma suede nere, taglia 43, due paia per favore” senza provarle. Arrivai ad averne 4 paia in casa, tutte uguali: mia madre mi credeva pazzo!

Le usai così tanto che diventarono un mio luogo comune: Lollo era quello del montenegro, dei concerti e delle Puma basse nere. Ma le cose - grazie a Dio - cambiano e devono cambiare anche per un capricorno testardamente abitudinario come me. Così, con il cambio delle mode e il restringersi dei pantaloni, le Puma cominciavano a non andare più. E nel 2006 alla veneranda età di 31 anni comprai il mio primo paio di All Star, ovviamente nere.

Oggi posseggo ben 7 paia di scarpe (un numero non banale per un maschietto), incredibilmente tutte diverse, e i miei amici più vecchi si stupiscono ancora di come, improvvisamente da un giorno all’altro, le mitiche Puma di Lollo siano scomparse. Buttandole banalmente nel bidone, quel giorno, mi sono un po’ commosso salutando uno degli ultimi cimeli della mia gioventù. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Ecco, in quel momento ho definitivamente detto addio ai miei anni 90.

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Categorie: Moda, cose mie

Crimini della terza repubblica (nulla resterà impunito)

Scritto da Lollodj Venerdì, 16 Maggio , 2008 alle 15:15

Rubo il titolo a una vecchia rubrica del mai troppo compianto Cuore per riportare questo eccezionale documento del 1991 (quindi non vado nemmeno fuori tema). Mi era sfuggito, ammetto di non seguire più la Gialappa’s da anni, ma ringrazio Francesco di avermelo fatto scoprire. Prima o poi tutti i nodi verranno al pettine, prima o poi nulla resterà impunito. Nulla.


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Categorie: Stupidaggini, Cose d'oggi

Jack Frusciante è rientrato nel gruppo

Scritto da Lollodj Giovedì, 8 Maggio , 2008 alle 21:00

jack2.jpg Si, è vero, sto parlando troppo di musica e questo in fondo non vuole essere un blog esclusivamente musicale. Certo la musica è l’arte che conosco meglio in assoluto e forse resta la più indicativa per comprendere lo spirito di un tempo e di una generazione. Ma gli anni 90 furono una vera fucina di creatività in ogni campo. Prendete ad esempio i libri. Io ero innamorato di tre autori in particolare: Aldo Nove, Giuseppe Culicchia e Niccolò Ammaniti, la triade dei cannibali (insieme alla Santacroce, che intanto si è fritta completamente il cervello). Ma il libro in assoluto più famoso del decennio è un altro, e alzi la mano chi non l’ha mai letto (lo sapevo, non siete in molti): Jack Frusciante è uscito dal gruppo, romanzo d’esordio di un giovanissimo Enrico Brizzi.

Il libro (ma si che ve lo ricordate) narra delle avventure post adolescenziali di Alex, giovane bolognese innamorato di Adelaide (per tutti Aidi, e poi non lamentatevi di Babi e Step), amore ovviamente tormentato. Ci si mette di mezzo anche Martino, lo stronzetto che in fondo vuole solo le attenzioni che i genitori ricchi non gli hanno mai dato e che finirà per tirarsi un colpo in testa (vera fissa giovanilista fin dai tempi del giovane Holden, vero Bianconi?) dopo aver scritto una struggente (e pallosissima) lettera proprio ad Alex.

Abbiamo quindi tutti gli elementi: il giovane bolognese intelligente e profondo di famiglia piccolo borghese, la bella ragazzina mora e “dai modi un po’ francesi” che legge poesie (praticamente l’archetipo della sbarbina colta anni 90), il duro alternativo dal cuore di panna ribelle ma miliardario. Tutta l’estetica narrativa di quegli anni può essere riassunta in questi tre personaggi.

Anche lo stile di scrittura è tipico del periodo. Brizzi usa quella prosa “ggiovane” che, in pratica, significa buttare punteggiatura a caso e ignorare completamente la consecutio temporum (soprattutto nei mitici “flussi di coscienza”), infarcendo il tutto di citazioni pop – cartoni animati, canzoni punk, robe così (secondo una mia classificazione rigorosa, questo genere di scrittura è detto “alla cazzo di cane”, ma nei 90 andava di moda e va da sé che pure i futuristi - dio li abbia in gloria - volevano sconvolgere le regole sintattiche, ma almeno avevano un metodo).

Dunque è scritto non particolarmente bene e con personaggi stereotipati. Quindi? Quindi, alla fine, il libro non è poi male. Si, è rivolto a un pubblico giovane ed essendo all’epoca giovane anche l’autore non può non contenere delle ingenuità pazzesche. Ma l’idea di fondo, lo spunto di un John (Jack) Frusciante che molla i Red Hot nel loro massimo momento di gloria come metafora dell’uscita da un sistema di convenzioni borghesi e di piccole ritualità familiari, ecco, questo ha del genio.

Ovvio che se letto ora, a 30 anni, tutte quelle ingenuità vengono fuori. Eppure non posso non avere un moto di simpatia verso il giovane Alex, spaccato perfetto della gioventù di quegli anni e quindi anche di me.

Oggi il paragone più semplice che mi viene in mente è con Tre metri sopra il cielo, ed è un paragone disarmante. Se infatti in Jack la storia d’amore fa solo da sfondo al tormento interiore dei protagonisti, il libro di Moccia si risolve in un romanzo rosa, un harmony per ragazzetti. Ed è questo che in fondo mi manca di più degli anni 90, il succo (marcio?) dei racconti di Coupland, di Culicchia, di Hornby, di Welsh, e anche in quelli in salsa teen di Brizzi e De Carlo: La profondità, la voglia di cercare e inseguire una vita diversa, la critica dell’esistente con tutte le sue contraddizioni, senza contare le innumerevoli citazioni anche importanti. Chissà se i ragazzi di oggi hanno qualcosa di simile, o se nel nome del tremontismo stanno per arrendersi a un conformismo opaco.

Nel 1996 del libro è stato tratto l’immancabile film, che ha garantito la ricchezza all’autore e la fama a Violante Placido e Stefano Accorsi, con una colonna sonora grandiosa. Di Brizzi invece è appena uscito un nuovo libro, L’inattesa piega degli eventi. Argomento serio, il ragazzo è cresciuto e può darsi che dopo tanti anni riprenderò in mano un suo lavoro. Da La svastica sul sole in poi, la fantapolitica mi ha sempre affascinato.

 Ah, già, qui sotto qualche cimelio.

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Categorie: Libri, un po' di storia

Fertile Ground

Scritto da admin Venerdì, 2 Maggio , 2008 alle 02:55

fertile.jpg

Noi a Vercelli ci divertiamo così…

Update: La ragion del cuore mi obbliga a segnalarvi anche questo

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Categorie: cose mie

Litfiba, tornate insieme! (ma anche no…)

Scritto da Lollodj Venerdì, 2 Maggio , 2008 alle 02:27

litfiba_terremoto.jpgE così è tornato anche il Piero con il suo nuovo dischetto. Wow, è proprio quello che mancava alla musica italiana. Una divertente analisi del fenomeno Pelù l’ha fatta Federico con questo post, che mi ha anche fatto tornare in mente uno dei dischi più imbarazzanti dei miei anni novanta: Terremoto, anno 1993.

Ora, dovete provare a mettervi nei panni di un sedicenne che ascolta rock e metal, ovviamente esclusivamente in inglese, che si trova in mano un disco come El Diablo. Vago riferimento satanista, testi scritti appositamente per ggiovani adolescenti ribelli ma quelli del tipo “no mamma non torno a mezzanotte, ma a mezzanotte e mezza o l’una perchè sono troooppo un ribelle!”. Quella gioventù li insomma. Ecco forse a quell’età testi come

Giro di notte con le anime perse
Sì della famiglia io sono il ribelle
Tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle
E il paradiso è un’astuta bugia

oppure

Qualcuno ci ha provato
Gli ho detto vaffanculo
Tu da qui non mi allontanerai

A quell’età, dicevo, testi del genere scritti in rima baciata sembravano l’apoteosi dell’anarchia, l’incitamento alla rivoluzione totale definitiva che avrebbe trasformato il mondo in un parco giochi per adolescenti metallozzi. Voglio dire, c’era pure la parola con la “V” in una canzone, troppo punk, finalmente anche l’Italia aveva i suoi Black Sabbath (lo giuro, è quello che io e molti altri pensavamo!).

E poi uscì Terremoto. Molte cose mi fanno vergognare ancora oggi di aver tanto atteso e ascoltato quel disco: ad esempio l’aforisma alla fine di Prima guardia (“trasforma il tuo fucile in un gesto più civile”), uno slogan buttato lì senza nessun senso e appiccicato in fondo alla canzone in tempo per poter dire “siamo trooooppo pacifisti noi”. Oppure la copertina, una patetica imitazione del logo dei Metallica che in quegli anni per noi wannabe metallari erano un gradino sopra Dio (mi pareva una garanzia di qualità e invece era solo un tristissimo plagio).

Insomma, proprio non mi spiego come un gruppo così mediocre possa essere diventato un culto, con Pelù ancora oggi riverito e rispettato. Certo, in un paese dove Vasco e la Nannini sono considerati rocker duri, i Litfiba con il loro campionario di luoghi comuni e un goccio di distorsione in più sulle chitarre sembravano i Cradle of filth. Con i successivi album passarono poi a un rockettino italico più tradizionale (da loro definito “brit rock”: ma vaffanculo, va!).

Il resto è storia recente: il litigio con Ghigo Renzulli (”uno dei migliori chirtarristi italiani”… ROTFL!) e lo scioglimento. Strano che in questi anni di reunion non siano ancora tornati insieme per un bel tour celebrativo, magari negli stadi, magari insieme a quell’altro “rocker” invecchiato male di Ligabue. Cos’è, Elio deve farvi un’altra canzone per convincervi?

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Categorie: musica e suoni, un po' di storia

Attenzione!

Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.