Scritto da Lollodj Giovedì, 30 Ottobre , 2008 alle 16:30
Di Cobain sappiamo quasi tutto, o meglio sappiamo quasi tutto quello che Geffen e Sig.ra Love hanno voluto farci sapere. Ogni artista, come ogni persona, ha però un lato nascosto che difficilmente lo style manager dell’etichetta sta a indagare, e che ancor più difficilmente l’artista accetterebbe di mettere in piazza. A questo riguardo è uscito per la Hodder & Stoughton “Cobain Unseen” , antologia di immagini rare o curiose su Kurt Cobain e i Nirvana raccolte e commentate da Charles Cross, giornalista del NY Times.
Le immagini sono una testimonianza unica della vita di Cobain, tra foto ufficiali inedite (tra cui l’ultima, marzo 94, della band tutta insieme) e immagini della sua vita vera, quella lontana dai riflettori e dai make up dei set ufficiali e delle rassegne stampa, restituendoci il lato più umano - e Kurt di umanità ne aveva da vendere - dell’ultimo vero grande genio maledetto del rock. Le note biografice raccontano inoltre particolari curiosi della sua vita, come il progetto di collaborazione mai andato in porto tra lui e Michael Stipe dei REM (con sala prove già prenotata). O la sua abitudine di bere latte alle fragole (una roba che solo gli americani…) nella convinzione che proteggesse lo stomaco. O il suo incontro con William Burroughs, che Cobain voleva nel video di Heart-Shaped Box.
Al libro è allegato un cd con brani inediti di interviste, dialoghi, monologhi e sproloqui di Kurt, tutti reperti rigorosamente raccolti fuori dall’ufficialità dell’industria discografica. Resta il dilemma etico sull’opportunità di pubblicare dettagli così intimi della sua vita, quegli sguardi e quei momenti che Kurt credeva di regalare alla Polaroid di un amico, e che ora invece finiranno stampati in migliaia di copie. Forse mi faccio troppi scrupoli, in fondo sempre meglio questo che le scarpe coi brandelli di diario stampati sopra. Rigorosamente solo per fan accaniti o vecchi nostalgici, claro. Qui sotto qualche immagine tratta dal volume e rubate dall’anteprima di NME.
Scritto da Lollodj Venerdì, 24 Ottobre , 2008 alle 11:40
L’anno prossimo ricorrono i 10 anni di SquerèZ, primo e unico album dell’unica vera boy band italiana, i Lunapop, che accompagnarono la fine del decennio con la stratosferica (nel senso che a rockettari duri e puri come me faceva girare le palle fino alla stratosfera) 50 Special. Nel bene, ma soprattutto nel male, il gruppo portò un po’ di freschezza nella musica pop del paese, e fu straordinaria palestra per un Cesare Cremonini che in fondo, da solista, ha dimostrato di saper scrivere anche delle belle canzoni. Pop ovviamente, roba che non mi fa impazzire. Ma se devo scegliere tra lui e Giusy Ferreri, non mi pongo nemmeno il problema.
Di loro ho un ricordo curioso, che mi ha spinto a scrivere questo pezzo con un anno di anticipo. Era l’autunno del 1998, lavoravo per una piccola radio locale e fui spedito a montare un ponte radio in montagna. C’era una sagra di paese, niente di che, ma tra le varie manifestazioni in programma c’era anche il concerto di questa giovanissima e sconosciuta band. Suonarono un po’ di cover, pezzi classici del rock, e conclusero in bellezza con questa canzoncina leggera che parlava di una vespa 50… L’anno dopo avrei potuto bullarmi, con fare snob, come se me ne fregasse qualcosa: “io li conoscevo già prima…”.
Scritto da admin Venerdì, 10 Ottobre , 2008 alle 00:38
Rieccoci qui dopo oltre un mese di non post. Settembre è stato un mese terribile: il tristissimo rientro dalle vacanze, il cambio di mansione e ufficio sul lavoro (con pacchi di regolamenti nuovi da studiare), corsi di aggiornamento, e la mia paranoia autunnale arrivata con almeno 40 giorni di anticipo. In più un po’ di cazzeggio su Facebook e Tumblr che non fanno mai male, e Soundsblog che mi impegna sempre di più [1]. Ma è ora di riprendere le trasmissioni perchè gli anni 90 ormai stanno qui. E non è solo l’aria di crisi che ci fa prendere male e che per certi versi ricorda la fine del yuppismo rampante anni 80. E’ che qui ormai i 90 ci cascano addosso. Prendete per esempio gli Oasis e i Verve che ritornano nelle zone alte delle classifiche. O gli Alice In Chains che ritornano con un nuovo cantante, per inciso una merda che offende con la sua stessa esistenza la memoria di Layne Stanley. O i Lemonheads che in questi giorni sono in in Italia. O le insistenti voci di reunion degli Skunk Anansie e dei No Doubt, e un annunciato ritorno del big beat. Finirà in porcheria trash, lo so, e infatti uno dei gruppi che – a ragion veduta – hano fatto davveo il nostro decennio preferito ha deciso di prendersi una pausa. Parlo dei Red Hot Chili Peppers ovviamnte, che hanno saggiamente deciso di farsi da parte mentre un’onda di nostalgici senza più nulla da dire tenta di riprendersi la scena. Con l’indie ormai stanco non c’è molto altro all’orizzonte, e come sempre i revival iniziano dalle cose più tamarre. L’eterno revival anni 80 è pur iniziato con la riscoperta di Dead Or Alive e OMD, giusto? Ma questo è un altro discorso che magari affronteremo fra qualche giorno.
[1] Soundsblog ha vinto i Macchianera Awards come miglior blog musicale. Ora, a parte le polemiche che continuano a infiammare la blogosfera sulla Blog Fest di Riva Del Garda, i pass viola, le blogstar, etc che sinceramente a me non toccano minimamente, pur orgoglioso del premio – cui ovviamento ho in piccola parte contribuito – sinceramente non lo trovo giusto. No, no, non sputo nel piatto dove mangio, anzi: però è come se a un contest di fanzine amatoriali partecipasse anche Tv Sorrisi e Canzoni. Ecco, secondo me i nanoblog non dovrebbero partecipare a certi concorsi. Poi, insomma, che facciano quello che vogliono, ma battere piccole bibbie come Polaroid o Inkiostro e ad armi palesemente dispari non mi ha dato molta soddisfazione.
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.