Scritto da Lollodj Lunedì, 19 Maggio , 2008 alle 10:30
Avete presente quando, a 13 anni, ci si vantava perchè “mio cuggino è amico del fratello del vicino di casa Jovanotti”? Ecco, il nuovo video degli Amari lo ha diretto la mia amica Gaia (e io me ne bullo un bel po’).
Scritto da Lollodj Venerdì, 16 Maggio , 2008 alle 15:15
Rubo il titolo a una vecchia rubrica del mai troppo compianto Cuore per riportare questo eccezionale documento del 1991 (quindi non vado nemmeno fuori tema). Mi era sfuggito, ammetto di non seguire più la Gialappa’s da anni, ma ringrazio Francesco di avermelo fatto scoprire. Prima o poi tutti i nodi verranno al pettine, prima o poi nulla resterà impunito. Nulla.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 23 Aprile , 2008 alle 14:16
(Foto: polvere domestica ingrandita a 400x) Mi sono messo a fare uno di quei dannati lavori che ho rimandato per almeno tre anni, da quando cioè mi sono trasferito nella petit maison gusto Ikea: sistemare la vecchia collezione di cd che da troppo tempo languiva nell’angolo di pavimento in cui l’avevo “temporaneamente” parcheggiata. Ho cominciato a sistemarla nella libreria - Billy ovviamente - ordinando ogni cd per genere autore e anno: lo ammetto, mi sono sentito un po’ come Rob Fleming (in realtà mi sento sempre molto Rob Fleming, ma per altri motivi).
Sono qualche centinaio, fino a pochi anni fa sembravano una quantità ciclopica e mi facevano sentire come un vecchio bibliotecario circondato ovunque dai suoi preziosi libri impolverati. Ora quell’intera collezione occupa una frazione del mio iPod, mentre su un hd esterno da pochi giga possiedo una raccolta 10 volte più grande.
Riprendere in mano uno per uno tutti quei vecchi dischi è stato un tuffo nel passato. Di molti di loro ho ricordi singolari: il primo cd acquistato in assoluto (in edicola, ricordo perfettamente il momento: Fistful of metal degli Anthrax, la peggior copertina mai vista), i Dwarves comperati a Praga, i Ramones da Londra, i cd della Fat Wreck ordinati da San Diego, la custodia dei Joykiller desolatamente vuota (dopo che un intero porta cd è “evaporato” dallo zaino durante un passaggio a Malpensa). Ma anche qualche “copia non in vendita” trafugata dalla radio, i demo di gruppi improbabili che mi arrivavano a casa quando organizzavo concerti, pacchi di compilation di Rumore, Rock Sound, Metal Hammer.
E capita di ritrovare cd che nemmeno ricordavo di avere. Vorrei sapere come mi sono finiti in casa i Tygers Of Pan Tang o i White Lion, o quell’orrido Stay hungry dei Twisted Sister (anche se We’re not gonna take it resta un grande inno trash anni 80).
E poi è venuto il momento dei primi cd masterizzati, le prime compilation che facevo raccogliendo brani da vari cd e masterizzate con il mio Waitec 2x pagato qualcosa come 350.000 lire nel 1998. Ossidate, inascoltabili. Qualcosa non va con la generazione digitale, abbiamo un piccolo problema di memoria: se nessun hard disk è eterno, se nessun supporto ottico dura più di qualche anno, cosa lasceremo dietro di noi?
Scritto da admin Lunedì, 14 Aprile , 2008 alle 23:20
Per me gli elettori della Lega restano sullo stesso piano quelli che guardano il grande fratello sul telefonino. Non avere un partito di riferimento rappresentato in parlamento mi fa sentire un po’ più solo. Forse è ora di partire.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 2 Aprile , 2008 alle 15:55
Già, stanno uscendo tante di quelle cose che stare dietro a tutto è impossibile. E la parte più difficile è proprio riuscire a filtrare, a selezionare cosa ascoltare con attenzione e cosa archiviare, di cosa parlare con gli amici al bar e di cosa legarsi al cuore. L’overdose è sempre dietro l’angolo, bisogna stare attenti. Comunque sia, provate a immaginare cosa significhi, per uno che ha un blog sugli anni 90, parlare (si, parlare, non ho la pretesa di recensire) dei nuovi album di REM e Moby: è come tornare in chiesa dopo tanti anni e, annusando l’antico l’odore di incenso, chiudere gli occhi e ritornare un po’ bambino ai tempi del catechismo, del vin santo, delle vesti da chirichetto, dei canti in latino… ma ora andiamo:
Succede spesso che un gruppo rock, crescendo, perda l’entusiasmo della gioventù, sedendosi sugli allori della gloria di un tempo. Brani lenti, atmosfere intimiste… in due parole: una palla. Beh, chiariamoci subito, non è il caso dei REM, che dopo vent’anni di carriera hanno ancora voglia di alzare volume e distorsione e di fare un grande album. La freschezza di questo Accelerate è incredibile, è evidente che il gruppo di Stipe ha ancora voglia di divertirsi e divertire, quasi come una band agli esordi. Non tradiscono, anzi si evolvono e in meglio. Non è tutto oro ovviamente, e tra le undici tracce non ritrovo le splendide sensazioni di Man on the moon o Losing my religion, ma va bene così, i miracoli riescono solo una volta. Mi spiace che a qualche splendido quarantenne questo disco non sia piaciuto, ma non tutti i 30-something hanno voglia di ballate acustiche sulla giovinezza perduta. Che si fotta Ligabue con le sue lagne, i REM sono tornati, evviva i REM!
Onestamente: pensavo peggio. Disco Lies mi era sembrata così moscia da farmi pensare a un Moby ormai disincantato e annoiato, ma sono bastate le prime note di sinth di Ooh yeah e 257.Zero per farmi ricredere. Certo, non è il Moby dei rave di Animal right o di quel colpo di genio di Play. Ma non è neanche l’imbarazzante Hotel con i suoi coretti da jingle pubblicitario. Moby dimostra di sapersi ancora divertire, e non nasconde di essere cresciuto. Ormai ha 42 anni, è ben inserito nella bella società un po’ chic di NY, ma evidentemente il sedere sul dancefloor ha ancora voglia di muoverlo. Non rinnega nemmeno i suoi inizi, come dimostra il brano Everyday is 1989, e proprio l’abbondanza di sintetizzatori farà felici gli amanti e, perché no, i reduci di quegli anni. Resta però un album morbido, raffinato, che non disturba, l’ideale dall’aperitivo del martedì alla serata del sabato; anche se i teenager di oggi il sabato preferiranno andarci giù duro con i Justice. Anche per questo probabilmente Last Night non rimarrà nella storia, ma grazie lo stesso Richard, ci hai regalato comunque un gran disco.
PS: Se vi interessa, ma solo se vi interessa eh, ho scritto una recensione più seriosa e approfondita su Soundsblog.
Scritto da Lollodj Venerdì, 28 Marzo , 2008 alle 10:27
Sono davvero contento che i Crows siano tornati (dopo le ultime deludenti cose) con un disco che onestamente è bello, che contiene un paio di capolavori di musica pop (You Can’t Count, Come Around), ed è magistralmente diviso tra rumorose schitarrate rock (la prima parte dell’album, il sabato notte prodotto da Gil Norton) e delicate ballad (la domenica mattina, prodotta da Brian Deck). Dovrò ascoltarlo ancora un po’ prima di dare un giudizio definitivo, ma una cosa è certa: grazie a questo album i Crows non saranno ricordati solo per il Sig. Jones. Certo fa uno strano effetto vedere Adam Duritz così invecchiato nel video. Ok, il tempo passa per tutti, ovvio: ma lui mi pare invecchiato parecchio male.
L’arcano si svela grazie a una lunga intervista pubblicata da Rolling Stone USA, in cui Duritz parla dei suoi ultimi difficili anni. Tra una cosa e l’altra, racconta della sua convivenza con una bella neolaureata di Berkley (convivenza casta, la sta solo aiutando a superare la morte della madre… mah!), dei suoi dread tragicamente finti (il suo manager gli propose di rasarsi a zero, ma Duritz rifiutò non volendo assomigliare a uno skinhead), e dei suoi problemi mentali. Un disordine dissociativo della personalità, accompagnato da depressione che, curato male, lo portò a pesare oltre 110Kg. Ora è guarito, ma mi sembrano evidenti i segni lasciati sul suo viso e sul suo fisico.
Scritto da Lollodj Martedì, 25 Marzo , 2008 alle 17:04
Che l’Italia stia invecchiando un po’ troppo in fretta, e non solo anagraficamente, lo sappiamo tutti. L’Italia è il magico paese dove a 33 anni mi sento dire che sono “giovane” (che va benissimo quando tento di circuire una bella fanciulla il sabato sera, un po’ meno quando me lo dicono lunedì in ufficio), il paese dove la carriera inizia a 50 anni e finisce con la tomba, un paese governato da vecchi che ragionano in modo vecchio. E poi ci parlano di innovazione.
Ho sempre creduto (sperato?) che ci fosse una lotta, una specie di guerra fredda segreta tra la gererazione x (la nostra, quella dei 30-something) e la vecchia generazione dei baby boomers e degli ex figli dei fiori (50 e oltre). Robe come il circolo PD Barack Obama e la sua battaglia per la candidatura di Ivan Scalfarotto: non che dia troppo peso a Scalfarotto, ma è giusto per fare un esempio.
Non avevo invece previsto che un’intera generazione controllata, governata ed allevata da vecchi (il nonno da noi è l’immancabile, insostituibile e soprattutto gratuito surrogato dell’asilo che non c’è mai), fosse ormai plagiata dal vecchio-pensiero: le novità sono una gran rottura di coglioni, altro che opportunità, o al limite delle mode passeggere. La roba di qualità deve aver almeno 30 anni, sennò è fuffa. E il popolo del web, dell’innovazione e delle nuove tecnologie? Solo una banda di pedofili e puttane, internet serve a quello no? L’ha detto pure Vespa…
Ho avuto la certezza assoluta e definitiva di questo plagio leggendo il programma dell’Heineken Jammin festival 2008. Si, d’accordo, nei tre pomeriggi del festival ci sono in scaletta un sacco di ggiovani tirati su negli oratori e nelle feste scolastiche di mezza Italia e che suoneranno davanti a un pubblico accaldato, annoiato e distratto; ma è leggendo il programma della sera, quando l’arena si riempie, le luci calano e davvero inizia lo show, che mi sono trovato davanti a una resa, un disastro generazionale.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 19 Marzo , 2008 alle 12:26
Abbiamo dovuto aspettare solo undici anni, ma alla fine i Portishead sono tornati. Senza preavviso, lunedì sera, è apparso sul loro sito ufficiale il video di Machine Gun: ho smanettato un po’ con uno sniffer e la cache di Windows, e ora il video ce lo possiamo vedere anche qui. Almeno finchè non lo rimuovono, ma spero di averlo mimetizzato bene.
Ammetto che preferivo di gran lunga i Massive Attack, anche se Dummy lo ascolto ancora oggi volentieri, soprattutto nei giorni di pioggia a novembre. Già Portishead l’ho ascoltato molto meno; invece questa Machine Gun non sembra male e l’album, quel Third in uscita il 28 di aprile, promette bene. Speriamo.
Scritto da Lollodj Giovedì, 13 Marzo , 2008 alle 11:35
…quelli buoni però. Ovvero quei tre matti che a metà anni 90 anticiparono l’estetica indie e portarono al successo Lump, Peaches e… poco altro, almeno da noi. Ricordo che il bassista suonava una chitarra con montate due corde da basso, mentre il chitarrista montava solo tre corde: “se sei davvero bravo ti bastano” dicevano, dei pazzi! Trattavano il rock come i primi Beastie Boys trattavano l’hip hop: deriderne gli stereotipi, sfruttarne i luoghi comuni e divertirsi, tanto.
L’altro ieri è uscito il loro nuovo disco, These Are The Good Times People, qui sotto il primo singolo Mixed Up SOB. Per pubblicarlo non hanno firmato un contratto, ma una joint venture con la EMI per la distribuzione. L’era delle case discografiche è finita.
Scritto da admin Lunedì, 10 Marzo , 2008 alle 11:18
La Spagna resta un bel paese in cui fuggire andare a stare, lontano dal cumulo di immondizia dai gravi problemi che affliggono il nostro paese a causa dei pessimi amministratori e di chi li ha votati della mafia, dei comunisti, dei fascisti, dei froci, dei cattolici, della P2 (allungare a piacere l’elenco dei capri espiatori…).
La vittoria di Zapatero andrebbe dedicata a Veltroni, e alla spocchia con cui rispose a questa intervista.
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.