Scritto da Lollodj Martedì, 17 Giugno , 2008 alle 15:23
E’ finita così, com’era iniziata tre anni fa. Una sfida alla nostra amicizia, una sfida al mio cinismo cronico e al mio cuore ormai disilluso. Una sfida al mondo intero, perché nel mezzo della follia di questo decennio dove tutto è precario e emergenza, noi decidemmo di amarci. Decisi di crederci ancora, di credere che l’amore esiste, basta volerlo. E per tre anni lo abbiamo voluto.
Ma alla fine la sfida è stata persa. Non mi perdonerò mai i piccoli e grandi dispiaceri che le ho dato, saperla triste anche adesso mi fa impazzire. E riguardo ai dispiaceri che lei ha dato a me… beh, di quelli chissenefrega, la mia sofferenza la posso gestire. Sono un cuore di panna, lo so.
E’ finita com’era cominciata, con un abbraccio caldo e stretto. Perché non è sempre necessario litigare e odiarsi per capire che ormai è finita. Basta uno sguardo, basta mettere insieme le incomprensioni degli ultimi mesi, basta ascoltare una volta il cervello e capire che il cuore, anche se con le migliori intenzioni, è un gran bugiardo. Sono un cinico senza speranza, lo so.
Siamo stati a lungo amici prima di capire cos’era quella strana voglia di vedersi sempre, quell’ urgenza di raccontarsi e di guardarsi negli occhi. E abbiamo deciso di ritornare gli amici che eravamo un tempo. In fondo siamo stati amici più di quanto siamo stati amanti, l’amore è stata una parentesi nella nostra vita. Non sarà difficile, non c’era ipocrisia nelle sue – e nelle mie – parole. E perderla del tutto sarebbe stato troppo.
Ora, tutte le mattine, mi trovo a fissare il suo spazzolino che pende ancora in bagno, i suoi trucchi, tutte le sue mille robe da donna che ancora stazionano sul lavandino. Non ho voglia di togliere tutto, e magari qualche volta le torneranno utili, spero che una cena nella Petit Maison ogni tanto se la venga ancora a fare: cucino bene, sapete (due cose, ma quelle due cose sono ottime)?
Ora devo solo pensare un po’ a me: chissà se riuscirò ad abbandonare questa valle di lacrime e nebbia che è il Piemonte, chissà se riuscirò a diventare pubblicista. Sono solo, ma è stata una mia scelta e non mi posso devo lamentare. Ora siamo solo io, il mio cuore bugiardo e il mio cervello cinico, lungo la strada piastrellata d’argento che porta al regno di Oz. La mia vita.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 11 Giugno , 2008 alle 16:27
E questa roba qui sarebbe il nuovo logo dei Metallica? Sta roba qui dovrebbe sostituire lo storico logo della metal band più famosa del pianeta? E rompono pure il cazzo ai giornalisti che hanno ascoltato l’anteprima del nuovo album, ma allora che gliel’avete fatto ascoltare a fare! Inutile, i Metallica sono morti con Cliff Burton, dopo di lui solo figure da stronzi e album di merda.
Scritto da Lollodj Lunedì, 19 Maggio , 2008 alle 10:30
Avete presente quando, a 13 anni, ci si vantava perchè “mio cuggino è amico del fratello del vicino di casa Jovanotti”? Ecco, il nuovo video degli Amari lo ha diretto la mia amica Gaia (e io me ne bullo un bel po’).
Scritto da Lollodj Venerdì, 16 Maggio , 2008 alle 15:50
Sinceramente non ho mai capito perchè viene tanto criticata l’autoreferenzialità - vera o presunta - dei blog, strumenti che sono stati pensati e realizzati proprio per essere autoreferenziali. Diari on line, ricordate? Diari in cui scrivere le proprie cose. Poi sono venuti i blog di contenuti, i blog tematici (come questo), i blog che fanno informazione, controinformazione, opinione, le blogstar, etc… ma in fondo lo scopo primo dei web log era mettere in rete i propri cazzi, giusto? Ecco, questo piccolo cappello mi serve per dire che oggi vi tocca un bel post autoreferenziale, cioè di una roba mia che capisco solo io. Sulle scarpe. Perchè con la primavera è arrivato anche il momento di fare il famoso “giro” dell’armadio, quando tiri fuori magliette e canotte e ritiri felpe e giubbotti.
E magari ne approfitti anche per buttare via le cosa più vecchie e logore. E tra le cose che ho buttato c’era anche il mio ultimo paio di Puma Suede nere. Niente di strano, ma era solo dal 1994 che nella mia casa non mancavano le Puma, anzi per molto molto tempo ho calzato solo Puma nere. Diciamo 12 anni, roba che i miei piedi ormai hanno quella forma.
Nel corso degli anni sono passato dalle Timberland (tarocche, ero pur sempre figlio di operai) degli anni 80 agli anfibi militari nei primi 90, quelli veri con la punta in metallo utilissima nel pogo dei concerti metal (mica quei Dott. Martens da frocetti). Nel 1994, a 19 anni, sinceramente il metal e gli anfibi mi avevano rotto le balle. All’epoca adavano le scarpe basse, soprattutto Adidas, ma le trovavo troppo rigide. Non ricordo dove provai le prime Puma, credo in un negozio di Torino, ma fu amore a prima vista.
Forse un post in cui parlo delle mie scarpe potrà sembrare una follia, ma non potete capire l’amore incondizionato che ho avuto per quel modello. Belle, morbide, calzavano come ciabatte ed erano perfette con i Carhartt Work larghi che portavo all’epoca. Costavano pure poco, il che non guastava. Ormai entravo nei negozi e chiedevo semplicemente “Puma suede nere, taglia 43, due paia per favore” senza provarle. Arrivai ad averne 4 paia in casa, tutte uguali: mia madre mi credeva pazzo!
Le usai così tanto che diventarono un mio luogo comune: Lollo era quello del montenegro, dei concerti e delle Puma basse nere. Ma le cose - grazie a Dio - cambiano e devono cambiare anche per un capricorno testardamente abitudinario come me. Così, con il cambio delle mode e il restringersi dei pantaloni, le Puma cominciavano a non andare più. E nel 2006 alla veneranda età di 31 anni comprai il mio primo paio di All Star, ovviamente nere.
Oggi posseggo ben 7 paia di scarpe (un numero non banale per un maschietto), incredibilmente tutte diverse, e i miei amici più vecchi si stupiscono ancora di come, improvvisamente da un giorno all’altro, le mitiche Puma di Lollo siano scomparse. Buttandole banalmente nel bidone, quel giorno, mi sono un po’ commosso salutando uno degli ultimi cimeli della mia gioventù. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Ecco, in quel momento ho definitivamente detto addio ai miei anni 90.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 23 Aprile , 2008 alle 14:16
(Foto: polvere domestica ingrandita a 400x) Mi sono messo a fare uno di quei dannati lavori che ho rimandato per almeno tre anni, da quando cioè mi sono trasferito nella petit maison gusto Ikea: sistemare la vecchia collezione di cd che da troppo tempo languiva nell’angolo di pavimento in cui l’avevo “temporaneamente” parcheggiata. Ho cominciato a sistemarla nella libreria - Billy ovviamente - ordinando ogni cd per genere autore e anno: lo ammetto, mi sono sentito un po’ come Rob Fleming (in realtà mi sento sempre molto Rob Fleming, ma per altri motivi).
Sono qualche centinaio, fino a pochi anni fa sembravano una quantità ciclopica e mi facevano sentire come un vecchio bibliotecario circondato ovunque dai suoi preziosi libri impolverati. Ora quell’intera collezione occupa una frazione del mio iPod, mentre su un hd esterno da pochi giga possiedo una raccolta 10 volte più grande.
Riprendere in mano uno per uno tutti quei vecchi dischi è stato un tuffo nel passato. Di molti di loro ho ricordi singolari: il primo cd acquistato in assoluto (in edicola, ricordo perfettamente il momento: Fistful of metal degli Anthrax, la peggior copertina mai vista), i Dwarves comperati a Praga, i Ramones da Londra, i cd della Fat Wreck ordinati da San Diego, la custodia dei Joykiller desolatamente vuota (dopo che un intero porta cd è “evaporato” dallo zaino durante un passaggio a Malpensa). Ma anche qualche “copia non in vendita” trafugata dalla radio, i demo di gruppi improbabili che mi arrivavano a casa quando organizzavo concerti, pacchi di compilation di Rumore, Rock Sound, Metal Hammer.
E capita di ritrovare cd che nemmeno ricordavo di avere. Vorrei sapere come mi sono finiti in casa i Tygers Of Pan Tang o i White Lion, o quell’orrido Stay hungry dei Twisted Sister (anche se We’re not gonna take it resta un grande inno trash anni 80).
E poi è venuto il momento dei primi cd masterizzati, le prime compilation che facevo raccogliendo brani da vari cd e masterizzate con il mio Waitec 2x pagato qualcosa come 350.000 lire nel 1998. Ossidate, inascoltabili. Qualcosa non va con la generazione digitale, abbiamo un piccolo problema di memoria: se nessun hard disk è eterno, se nessun supporto ottico dura più di qualche anno, cosa lasceremo dietro di noi?
Scritto da Lollodj Mercoledì, 16 Aprile , 2008 alle 11:50
A 48 ore di distanza, dopo averci dormito su un paio di notti, finalmente comincio a metabolizzare la batosta elettorale. Di analisi post voto ne trovate quante volete, di gente molto più preparata di me in materia (qui ne trovate raccolte un po’), quindi non voglio aggiungere altro. Rimane lo sconforto di constatare come l’Italia resti il paese dei molti Don Abbondio pronti a togliersi i cappello per obbedire senza fiatare al potente di turno: che si chiami Mussolini, Craxi o Berlusconi, l’Italia ha un bisogno quasi fisico di un leader populista, paternalista, accentratore, un leader da adorare e idolatrare. Ma è comprensibile, in un paese che ha avuto bisogno di una ditattura per uscire dal medioevo e diventare un paese quasi normale. Resta anche anche la rabbia di vedere l’uomo che ha fatto fortuna riempiendo le sue televisioni di tette e culi facendo crollare il livello culturale medio, vincere e consegnarsi alla storia come un grande statista, mentre uno come Berlinguer verrà accostato a Pol Pot.
Ci aspettano tempi bui in cui probabilmente vedremo sparire il 25 aprile, la cultura ridotta a orpello inutile, la scuola trasformata nell’anticamera di un’agenzia interinale, disgregarsi l’unità dello stato, la CEI e i bigotti dettare le leggi al parlamento, ridicoli dazi doganali contro la Cina che si riveleranno controproducenti (e se la Cina ci restituirà il favore sarà la fine). O magari invece mi sbaglio e tra cinque anni saremo tutti molto più liberi e ricchi e felici. Quello che so per certo è che comunque, col petrolio a 112 dollari, gli USA in crisi e la Cina incazzata, ci aspettano altro che lacrime e sangue.
Basta, ci sarebbero veramente troppe cose da dire e considerazioni da fare, voglio fermarmi qui. Da domani torno agli anni 90, che ho già in mente un paio di post interessanti. Almeno mi distraggo un pò e fino ai primi danni non ci penso più.
Scritto da Lollodj Domenica, 30 Marzo , 2008 alle 04:19
Commentanto un post di Galatea (che non linko, più avanti capirete perchè) sull’annosa questione della chiusura di BlogBabel (non entro nel merito, cazzi di Paul e Babel stessa, se volete farvi un’idea leggete qui ) ho realizzato quanto davvero l’ossessione della classifica avesse in qualche modo avvelenato l’aria.
Insomma, anche a me sembrano ridicole le richieste di scambio link, i meme (perdonami Warp9, ma non ce l’ho fatta), i giochetti, i commenti che dicono solo “wow che figo, hai ragione, ti linko smack smack”.
Però mi piacerebbe poter linkare un blog semplicemente perchè lo leggo e mi piace, citare un post perchè lo trovo interessante, commentare aggiungendo dei contenuti o comunque restando a tono col post, ricambiare una visita o un commento solo per cortesia*, senza passare per prezzemolino, leccaculo, troll, cacciatore di link…
In questo senso la chiusura di BlogBabel, per quanto riconosca il lavoro e l’impegno dei suoi ideatori, mi fa solo piacere: senza l’ossessione (che io non ho mai avuto, ma altri si) di una classifica, la so-called blogosfera non potrà che essere più rilassata.
* E’ esattamente quello che faccio, che ci crediate o no. Ho 33 anni, una vita, una fidanzata e degli ottimi amici, ed ho altri problemi con cui riempire le mie giornate, altro che classifica, Shinistat e blogosfera (ha troppo ragione il Brullo).
Scritto da Lollodj Mercoledì, 26 Marzo , 2008 alle 18:05
Non è nel mio carattere tirarmela o vantarmi di qualcosa, anzi, il mio più grande difetto è proprio una profonda, decisamente troppo profonda umiltà, anche nelle cose in cui so (e lo so, fidatevi) essere bravo. Tipo capirci qualcosa di musica. Dico questo perchè non voglio fare la figura del fighetto che se la tira, ma dopo 17 anni di passione, di ascolti, di concerti, qualcosina di musica ci capirò, per Dio!
E resto ancora piacevolmente sorpreso nel trovare piccole conferme a quello che penso, che scrivo. Roba normale direte voi, ma a me, che resto una persona umilissima, fa sempre un certo effetto scoprire di avere ragione. Come quando, in questo post su Moby, scrivevo “[…] senti, sta Disco Lies sembra carina, ma è la musica che suoneresti ad un aperitivo di frocetti metrosexual prima di andare a mangiare sushi sulla 5th avenue.” Ebbene, cosa ti va a dichiarare proprio il buon Richard a MTV?
Moby descrive “Last Night” come un concept album: una colonna sonora che descrive una notte di divertimenti nel suo amato quartiere newyorkese di Lower East Side. “Ci sono così tanti bar e club in questo quartiere che hai la tentazione sempre fuori la porta di casa tua”.
Scritto da Lollodj Martedì, 25 Marzo , 2008 alle 17:04
Che l’Italia stia invecchiando un po’ troppo in fretta, e non solo anagraficamente, lo sappiamo tutti. L’Italia è il magico paese dove a 33 anni mi sento dire che sono “giovane” (che va benissimo quando tento di circuire una bella fanciulla il sabato sera, un po’ meno quando me lo dicono lunedì in ufficio), il paese dove la carriera inizia a 50 anni e finisce con la tomba, un paese governato da vecchi che ragionano in modo vecchio. E poi ci parlano di innovazione.
Ho sempre creduto (sperato?) che ci fosse una lotta, una specie di guerra fredda segreta tra la gererazione x (la nostra, quella dei 30-something) e la vecchia generazione dei baby boomers e degli ex figli dei fiori (50 e oltre). Robe come il circolo PD Barack Obama e la sua battaglia per la candidatura di Ivan Scalfarotto: non che dia troppo peso a Scalfarotto, ma è giusto per fare un esempio.
Non avevo invece previsto che un’intera generazione controllata, governata ed allevata da vecchi (il nonno da noi è l’immancabile, insostituibile e soprattutto gratuito surrogato dell’asilo che non c’è mai), fosse ormai plagiata dal vecchio-pensiero: le novità sono una gran rottura di coglioni, altro che opportunità, o al limite delle mode passeggere. La roba di qualità deve aver almeno 30 anni, sennò è fuffa. E il popolo del web, dell’innovazione e delle nuove tecnologie? Solo una banda di pedofili e puttane, internet serve a quello no? L’ha detto pure Vespa…
Ho avuto la certezza assoluta e definitiva di questo plagio leggendo il programma dell’Heineken Jammin festival 2008. Si, d’accordo, nei tre pomeriggi del festival ci sono in scaletta un sacco di ggiovani tirati su negli oratori e nelle feste scolastiche di mezza Italia e che suoneranno davanti a un pubblico accaldato, annoiato e distratto; ma è leggendo il programma della sera, quando l’arena si riempie, le luci calano e davvero inizia lo show, che mi sono trovato davanti a una resa, un disastro generazionale.
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.