Jack Frusciante è rientrato nel gruppo
Scritto da Lollodj Giovedì, 8 Maggio , 2008 alle 21:00
Si, è vero, sto parlando troppo di musica e questo in fondo non vuole essere un blog esclusivamente musicale. Certo la musica è l’arte che conosco meglio in assoluto e forse resta la più indicativa per comprendere lo spirito di un tempo e di una generazione. Ma gli anni 90 furono una vera fucina di creatività in ogni campo. Prendete ad esempio i libri. Io ero innamorato di tre autori in particolare: Aldo Nove, Giuseppe Culicchia e Niccolò Ammaniti, la triade dei cannibali (insieme alla Santacroce, che intanto si è fritta completamente il cervello). Ma il libro in assoluto più famoso del decennio è un altro, e alzi la mano chi non l’ha mai letto (lo sapevo, non siete in molti): Jack Frusciante è uscito dal gruppo, romanzo d’esordio di un giovanissimo Enrico Brizzi.
Il libro (ma si che ve lo ricordate) narra delle avventure post adolescenziali di Alex, giovane bolognese innamorato di Adelaide (per tutti Aidi, e poi non lamentatevi di Babi e Step), amore ovviamente tormentato. Ci si mette di mezzo anche Martino, lo stronzetto che in fondo vuole solo le attenzioni che i genitori ricchi non gli hanno mai dato e che finirà per tirarsi un colpo in testa (vera fissa giovanilista fin dai tempi del giovane Holden, vero Bianconi?) dopo aver scritto una struggente (e pallosissima) lettera proprio ad Alex.
Abbiamo quindi tutti gli elementi: il giovane bolognese intelligente e profondo di famiglia piccolo borghese, la bella ragazzina mora e “dai modi un po’ francesi” che legge poesie (praticamente l’archetipo della sbarbina colta anni 90), il duro alternativo dal cuore di panna ribelle ma miliardario. Tutta l’estetica narrativa di quegli anni può essere riassunta in questi tre personaggi.
Anche lo stile di scrittura è tipico del periodo. Brizzi usa quella prosa “ggiovane” che, in pratica, significa buttare punteggiatura a caso e ignorare completamente la consecutio temporum (soprattutto nei mitici “flussi di coscienza”), infarcendo il tutto di citazioni pop – cartoni animati, canzoni punk, robe così (secondo una mia classificazione rigorosa, questo genere di scrittura è detto “alla cazzo di cane”, ma nei 90 andava di moda e va da sé che pure i futuristi - dio li abbia in gloria - volevano sconvolgere le regole sintattiche, ma almeno avevano un metodo).
Dunque è scritto non particolarmente bene e con personaggi stereotipati. Quindi? Quindi, alla fine, il libro non è poi male. Si, è rivolto a un pubblico giovane ed essendo all’epoca giovane anche l’autore non può non contenere delle ingenuità pazzesche. Ma l’idea di fondo, lo spunto di un John (Jack) Frusciante che molla i Red Hot nel loro massimo momento di gloria come metafora dell’uscita da un sistema di convenzioni borghesi e di piccole ritualità familiari, ecco, questo ha del genio.
Ovvio che se letto ora, a 30 anni, tutte quelle ingenuità vengono fuori. Eppure non posso non avere un moto di simpatia verso il giovane Alex, spaccato perfetto della gioventù di quegli anni e quindi anche di me.
Oggi il paragone più semplice che mi viene in mente è con Tre metri sopra il cielo, ed è un paragone disarmante. Se infatti in Jack la storia d’amore fa solo da sfondo al tormento interiore dei protagonisti, il libro di Moccia si risolve in un romanzo rosa, un harmony per ragazzetti. Ed è questo che in fondo mi manca di più degli anni 90, il succo (marcio?) dei racconti di Coupland, di Culicchia, di Hornby, di Welsh, e anche in quelli in salsa teen di Brizzi e De Carlo: La profondità, la voglia di cercare e inseguire una vita diversa, la critica dell’esistente con tutte le sue contraddizioni, senza contare le innumerevoli citazioni anche importanti. Chissà se i ragazzi di oggi hanno qualcosa di simile, o se nel nome del tremontismo stanno per arrendersi a un conformismo opaco.
Nel 1996 del libro è stato tratto l’immancabile film, che ha garantito la ricchezza all’autore e la fama a Violante Placido e Stefano Accorsi, con una colonna sonora grandiosa. Di Brizzi invece è appena uscito un nuovo libro, L’inattesa piega degli eventi. Argomento serio, il ragazzo è cresciuto e può darsi che dopo tanti anni riprenderò in mano un suo lavoro. Da La svastica sul sole in poi, la fantapolitica mi ha sempre affascinato.
Ah, già, qui sotto qualche cimelio.
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Categorie: Libri, un po' di storia
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