Scritto da Lollodj Giovedì, 17 Aprile , 2008 alle 11:51
Eccoli qua gli Ace of Base con la loro canzone più famosa. Voglio dire, chi viaggia ormai sopra i 27-28 anni non può non ricordarsela, usciva da ogni angolo in continuazione. Considerato uno dei maggiori gruppi dance del decennio per via dei molti remix che andavano in disco, in realtà gli Ace erano un raffinato gruppo pop a base di reggae e dub, anche se più avanti si arresero all’evidenza tamarrizzandosi un po’ e lanciandosi direttamente nello scintillante mondo delle discoteche.
Io me li ricordo molto, molto volentieri per un motivo molto semplice: nel 93 feci 18 anni! Insomma, quando ascolto All that she wants mi tornano subito in mente i banchi della quarta superiore, l’aula della scuola guida, le prime uscite in macchina, la terrificante visita di leva e, signore e signori, il mirabolante ingresso nel mondo del sesso… quello vero insomma, quello fatto in due! Si lo so, un po’ in ritardo ma cercate di capirmi, ero un giovane wannabe metallaro non proprio molto sexy: ero appena passato dai 90 ai 60 kg (miracoli dell’età dello sviluppo) e le ragazze cominciavano solo allora a guardarmi senza fare strane facce schifate.
Ma a parte la nostalgia, non rimpiango per niente i miei 18 anni. Ora, a quell’età magari in Svezia vivi già da solo ma da noi sei ancora considerato un bambino, a parte il tempo libero in abbondanza non è che fosse poi così una figata avere 18 anni in una cittadina di provincia.
Comunque sia, perchè tutto questo? Perchè gli Ace of Base, rimasti in 3, stanno per tornare, d’altronde questo è l’anno degli anni 90, giusto? Tornano anche se in realtà non si sono mai fermati: sono sempre rimasti in tour in posti un po’ miserabili (Ucraina, Russia, posti così) vivendo di rendita delle cose più vecchie. Ora però hanno in cantiere la pubblicazione in grande stile del remix di Wheel of fortune, un tour mondiale e nel 2009 un nuovo album di inediti. Perfetto, non resta che aspettare anche gli Snap e i Culture Beat e siamo pronti per il ritorno dell’eurodance.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 16 Aprile , 2008 alle 11:50
A 48 ore di distanza, dopo averci dormito su un paio di notti, finalmente comincio a metabolizzare la batosta elettorale. Di analisi post voto ne trovate quante volete, di gente molto più preparata di me in materia (qui ne trovate raccolte un po’), quindi non voglio aggiungere altro. Rimane lo sconforto di constatare come l’Italia resti il paese dei molti Don Abbondio pronti a togliersi i cappello per obbedire senza fiatare al potente di turno: che si chiami Mussolini, Craxi o Berlusconi, l’Italia ha un bisogno quasi fisico di un leader populista, paternalista, accentratore, un leader da adorare e idolatrare. Ma è comprensibile, in un paese che ha avuto bisogno di una ditattura per uscire dal medioevo e diventare un paese quasi normale. Resta anche anche la rabbia di vedere l’uomo che ha fatto fortuna riempiendo le sue televisioni di tette e culi facendo crollare il livello culturale medio, vincere e consegnarsi alla storia come un grande statista, mentre uno come Berlinguer verrà accostato a Pol Pot.
Ci aspettano tempi bui in cui probabilmente vedremo sparire il 25 aprile, la cultura ridotta a orpello inutile, la scuola trasformata nell’anticamera di un’agenzia interinale, disgregarsi l’unità dello stato, la CEI e i bigotti dettare le leggi al parlamento, ridicoli dazi doganali contro la Cina che si riveleranno controproducenti (e se la Cina ci restituirà il favore sarà la fine). O magari invece mi sbaglio e tra cinque anni saremo tutti molto più liberi e ricchi e felici. Quello che so per certo è che comunque, col petrolio a 112 dollari, gli USA in crisi e la Cina incazzata, ci aspettano altro che lacrime e sangue.
Basta, ci sarebbero veramente troppe cose da dire e considerazioni da fare, voglio fermarmi qui. Da domani torno agli anni 90, che ho già in mente un paio di post interessanti. Almeno mi distraggo un pò e fino ai primi danni non ci penso più.
Scritto da admin Lunedì, 14 Aprile , 2008 alle 23:20
Per me gli elettori della Lega restano sullo stesso piano quelli che guardano il grande fratello sul telefonino. Non avere un partito di riferimento rappresentato in parlamento mi fa sentire un po’ più solo. Forse è ora di partire.
Scritto da Lollodj Giovedì, 10 Aprile , 2008 alle 16:34
E così sono già passati 14 anni dalla morte di Kurt, volati via, in un attimo. L’uomo che distrusse gli anni 80, al di là di patetici revival o di onesti recuperi delle cose migliori, uno dei pochi artisti veri della scena rock. Vero perché con quel colpo di fucile dimostrò al mondo che non c’era finzione, non c’era un personaggio Kurt Cobain: lui era così, prendere o lasciare. Oggi può sembrare una cosa ovvia ma a 17 anni, abituato ai grandi mestieranti della musica (eravamo pur sempre appena usciti dagli 80), la cosa mi fece girare la testa. Certo, Janis e Ian, ma erano altre generazioni, il modello dell’epoca per me era Axel Rose!
All’epoca non feci nemmeno molto caso alla notizia, in fondo nel rock morire giovani faceva parte del gioco, live fast and die young, giusto? Sulle prime pensai a un’overdose. C’era appena stata Roma e pensai che fosse solo questione di tempo, presto il rock avrebbe avuto il suo ennesimo martire.
Ora, qui nella provincia della provincia dell’impero, non è che si sapesse molto di grunge, alternative, neoesistenzialismo. Sapevamo che improvvisamente la scena californiana era scomparsa: capelli cotonati, fuseaux, canotte leopardate, assoli e urlettini froci, tutto finito.
Di Curt invece sapevamo che era sposato con Courtney Love, che aveva una figlia, roba da tabloid insomma. Poca roba, difatti per anni mi fu difficile inquadrare i Nirvana in una categoria ben definita. Trasmetteva brividi strani, c’era qualcosa di meraviglioso in lui che non afferravo, ma non mi fidavo. Poi finalmente la notizia: suicidio. E questo cambiava tutto, se Kurt fu vittima di un eccesso fu unicamente un eccesso di emozioni e improvvisamente tutto mi apparve chiaro.
Kurt Cobain era nato in un paesino vicino a Seattle, uno squallido borgo industriale dove nascere era una specie di maledizione. Il futuro offriva poche possibilità: fare l’operaio o il commesso di un drugstore, fuggire, impazzire. Provò a fuggire con la sua musica, ma quel mostro dentro di lui non lo mollava. Forse cercava solo l’affetto che non riuscì mai ad avere, una donna sincera, qualche buon amico. Le cose che volevano tutti i ragazzi del mondo insomma, come noi, ma essere una rockstar non aiutava di certo. La Love, beh, lasciamo stare, e quando il tuo conto in banca supera i 6 zeri diventa difficile distinguere gli amici dagli stronzi.
Era un ragazzo solo, come spesso si sentono soli gli adolescenti. Parlava la nostra lingua, ci diceva “fanculo ai posers e al glamour, se nasci nel posto sbagliato, nel modo sbagliato, con i genitori sbagliati, la vita può fare schifo davvero”. Altri lo seguivano a ruota, ma lui quello spleen poco romantico e molto postmoderno lo sentiva davvero. A 17 anni come a 20, come a 26. Fu il segreto del suo successo, ma anche anche la sua maledizione.
Crescendo ovviamente ho superato certe forme di depressione adolescenziale: ora ho un lavoro perfetto una casetta perfetta, una fidanzata perfetta. Tutto perfetto, di una perfezione inquietante che forse in fondo non ho mai desiserato. Sarà per questo che certe sere, magari al freddo nel cuore dell’inverno, prima di dormire mi trovo ancora a canticchiare
I’m not like them
But I can pretend
The sun is gone
But I have a light
The day is done
But I’m having fun
I think I’m dumb
or maybe just happy
Kurt morì solo, come aveva sempre vissuto. Ci ha lasciato le sue canzoni e quell’unplugged stupendo che MTV passa ancora regolarmente almeno un paio di volte al mese, a tarda notte. A volte la telecamera lo inquadra vicino. Sorride e lì, mentre suona le sue canzoni, sembra quasi felice.
Sono in molti a chiedersi per quanto riuscirà ad andare avanti il servizio prima di essere chiuso. E da stamattina il firewall aziendale blocca il dominio Muxtape, dice che è categorizzato come malicious. Brutto segno.
Scritto da Lollodj Sabato, 5 Aprile , 2008 alle 18:56
Se scrivi un post a punti devi sempre dire qualcosa prima, per giustificarti o perchè Inkiostro e altri lo fanno sempre quindi lo devi fare anche tu, pretenderai mica di essere diverso?
_ E’ uscito Wanderlust, il nuovo video di Bjork (dopo il salto) realizzato per essere visto in 3d. Ci mancava solo il ritorno degli occhialetti bicolori che, onestamente, speravo fossero rimasti seppelliti negli anni 80. Intanto, mentre aspettiamo che l’ex fatina del nord si rimetta a fare dischi degni del suo nome (Wanderlust è una delle poche salvabili dall’ultimo album), possiamo ingannare l’attesa con il tributo a Post pubblicato da Stereogum. Il secondo album solista di Bjork viene rivisitato da gente come Dirty projectors, Bell, Evangelicals. Un’impresa difficile quella di rivedere un album così complesso, secondo me riuscita solo a metà. In passato Stereogum ha pubblicato anche i tributi a Automatic for the people e Ok computer.
_ Sono in giro già da qualche tempo i nuovi singoli di Nada Surf e Supergrass, entrambi niente male ed entrambi dopo il salto.
_ E’ uscita la locandina ufficiale del nuovo film di X-Files, e ci sarebbe anche un nuovo trailer in giro ma è impossibile pubblicarlo: viene immediatamente bloccato da youtube, e persino da servizi video improbabili come Rutube. Comunque è confermata la data di uscita del 25 luglio.
_ Se ve lo siete perso, o se eravate troppo pischelli, è uscita l’edizione anniversario di Moon Safari degli Air. La nuova versione comprende un secondo cd di remix e un dvd con foto, video e uno speciale sul duo francese che con quel disco, dieci anni fa, ha consacrato definitivamente il french touch (e intanto da noi andavano Molella e Prezioso… mah!).
_ Si vocifera sempre di più di una possibile reunion dei No Doubt. Mi chiedo chi glielo faccia fare a Gwen Stefani di scendere dalla sua collina di miliardi per rimettersi col fratello e la sua sfigata banda di pop-ska. Che poi, e resti tra noi, io i No Doubt di Tragic kingdom li adoro!
_ Su Junkiepop una bellissima retrospettiva sull’emo (quello vero, no Tokio Hotel please!) negli anni 90. Ci sono anche Weezer, Sunny Day Real Estate e Fugazi, per me i migliori del decennio. Articolo bellissimo, dategli un occhiata.
_ Piccola aggiunta tardiva: Exgiovane mi segnala che da questo sito è possibile scaricare tutte le canzoni del dopofestival degli ELII, in mp3. La qualità è buona, cd subito!
Scritto da Lollodj Mercoledì, 2 Aprile , 2008 alle 15:55
Già, stanno uscendo tante di quelle cose che stare dietro a tutto è impossibile. E la parte più difficile è proprio riuscire a filtrare, a selezionare cosa ascoltare con attenzione e cosa archiviare, di cosa parlare con gli amici al bar e di cosa legarsi al cuore. L’overdose è sempre dietro l’angolo, bisogna stare attenti. Comunque sia, provate a immaginare cosa significhi, per uno che ha un blog sugli anni 90, parlare (si, parlare, non ho la pretesa di recensire) dei nuovi album di REM e Moby: è come tornare in chiesa dopo tanti anni e, annusando l’antico l’odore di incenso, chiudere gli occhi e ritornare un po’ bambino ai tempi del catechismo, del vin santo, delle vesti da chirichetto, dei canti in latino… ma ora andiamo:
Succede spesso che un gruppo rock, crescendo, perda l’entusiasmo della gioventù, sedendosi sugli allori della gloria di un tempo. Brani lenti, atmosfere intimiste… in due parole: una palla. Beh, chiariamoci subito, non è il caso dei REM, che dopo vent’anni di carriera hanno ancora voglia di alzare volume e distorsione e di fare un grande album. La freschezza di questo Accelerate è incredibile, è evidente che il gruppo di Stipe ha ancora voglia di divertirsi e divertire, quasi come una band agli esordi. Non tradiscono, anzi si evolvono e in meglio. Non è tutto oro ovviamente, e tra le undici tracce non ritrovo le splendide sensazioni di Man on the moon o Losing my religion, ma va bene così, i miracoli riescono solo una volta. Mi spiace che a qualche splendido quarantenne questo disco non sia piaciuto, ma non tutti i 30-something hanno voglia di ballate acustiche sulla giovinezza perduta. Che si fotta Ligabue con le sue lagne, i REM sono tornati, evviva i REM!
Onestamente: pensavo peggio. Disco Lies mi era sembrata così moscia da farmi pensare a un Moby ormai disincantato e annoiato, ma sono bastate le prime note di sinth di Ooh yeah e 257.Zero per farmi ricredere. Certo, non è il Moby dei rave di Animal right o di quel colpo di genio di Play. Ma non è neanche l’imbarazzante Hotel con i suoi coretti da jingle pubblicitario. Moby dimostra di sapersi ancora divertire, e non nasconde di essere cresciuto. Ormai ha 42 anni, è ben inserito nella bella società un po’ chic di NY, ma evidentemente il sedere sul dancefloor ha ancora voglia di muoverlo. Non rinnega nemmeno i suoi inizi, come dimostra il brano Everyday is 1989, e proprio l’abbondanza di sintetizzatori farà felici gli amanti e, perché no, i reduci di quegli anni. Resta però un album morbido, raffinato, che non disturba, l’ideale dall’aperitivo del martedì alla serata del sabato; anche se i teenager di oggi il sabato preferiranno andarci giù duro con i Justice. Anche per questo probabilmente Last Night non rimarrà nella storia, ma grazie lo stesso Richard, ci hai regalato comunque un gran disco.
PS: Se vi interessa, ma solo se vi interessa eh, ho scritto una recensione più seriosa e approfondita su Soundsblog.
Scritto da Lollodj Mercoledì, 2 Aprile , 2008 alle 10:58
Venerdì scorso finalmente ero al concerto degli Editors a Milano. Sono riuscito a entrare, insieme alla mia dolce metà, nonostante il cartello “sold out” piazzato sotto il naso a pochi metri dal botteghino. Trovi sempre qualcuno con dei biglietti in più da far fuori, e in culo anche al bagarino e ai suoi 50 euro per un biglietto. Concerto stupendo, ovviamente, ma più che la musica mi hanno colpito un paio di particolari:
L’età media piuttosto alta, diciamo over 26, e molte teste brizzolate (a cui, purtroppo, si sta rapidamente aggiungendo anche la mia). Evidentemente gli orfani di Joy Division e New Order hanno ancora fame di musica.
Nonostante nelle foto e nei video cerchino di apparire grandi dandosi un tono, sul palco i ragazzi del gruppo (e in particolare Tom Smith) sembrano veramente giovanissimi. Smith, poi, si muove sul palco con la sicurezza e l’arroganza di chi sta in giro per l’Europa da un anno e mezzo facendo ovunque il tutto esaurito: qualcosa mi dice che lo vedremo presto impegnato come solista.
Ottima la scelta di aprire con Camera (video) e di mischiare sapientemente i brani dei due album, invece di snocciolare banalmente i singoli di An end has a start. Pirotecnica la chiusura con Racing rats e Smoking outside…
Vorrei capire cos’è successo ai fonici negli ultimi dieci anni: ancora nel 98 era possibila andare a un concerto al Forum, pagando 40/50.000 lire, e sentire un gruppo terrificante con dei suoni da oratorio. Ora invece anche ai concerti minori i suoni sono sempre perfetti, e i gruppi non sbagliano niente. E’ una cosa che avevo già notato con i Bloc Party. Ottimo, direi.
Verso metà concerto la mia dolce consorte, che pure non è a digiuno di musica, mi guarda e mi fa “mi ricordano un po’ i REM, un po’ i Van Halen, e un po’ i Dire Straits”. I Van Halen. Ma si, l’amo anche per questo!!!
Scritto da Lollodj Domenica, 30 Marzo , 2008 alle 04:19
Commentanto un post di Galatea (che non linko, più avanti capirete perchè) sull’annosa questione della chiusura di BlogBabel (non entro nel merito, cazzi di Paul e Babel stessa, se volete farvi un’idea leggete qui ) ho realizzato quanto davvero l’ossessione della classifica avesse in qualche modo avvelenato l’aria.
Insomma, anche a me sembrano ridicole le richieste di scambio link, i meme (perdonami Warp9, ma non ce l’ho fatta), i giochetti, i commenti che dicono solo “wow che figo, hai ragione, ti linko smack smack”.
Però mi piacerebbe poter linkare un blog semplicemente perchè lo leggo e mi piace, citare un post perchè lo trovo interessante, commentare aggiungendo dei contenuti o comunque restando a tono col post, ricambiare una visita o un commento solo per cortesia*, senza passare per prezzemolino, leccaculo, troll, cacciatore di link…
In questo senso la chiusura di BlogBabel, per quanto riconosca il lavoro e l’impegno dei suoi ideatori, mi fa solo piacere: senza l’ossessione (che io non ho mai avuto, ma altri si) di una classifica, la so-called blogosfera non potrà che essere più rilassata.
* E’ esattamente quello che faccio, che ci crediate o no. Ho 33 anni, una vita, una fidanzata e degli ottimi amici, ed ho altri problemi con cui riempire le mie giornate, altro che classifica, Shinistat e blogosfera (ha troppo ragione il Brullo).
Fare parte della Generazione X non significa essere sfigati. Vuole dire essere in linea con i tempi, con le mode e con i fatti. Implica attenzione, una buona dose di stoicismo, una predisposizione naturale per la disillusione e il sole messicano, e, the last but not the least, la capacità di pensare quotidianamente a una vita diversa.